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Roberto Cesaro
Isabelle Huppert pi arrotondata

genere realismo ombelicale

1 racconto da 8 fermate

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Prefazione
di Enrico Palandri

I tentativi di mettersi insieme, di toccarsi e avvicinarsi, sono sempre difficili se  non si segue unidea sentimentale, cinematografica, dove le persone sono tutte belle, si piacciono e fanno subito lamore. Dover essere felici e di successo in quel modo l una delle pi grandi fonti di infelicit che abbiamo intorno: diete, palestre, psicanalisti, siamo tutti rottami di fronte ai modelli che ci circondano. La vicenda di questo racconto mi piace per questo: i personaggi si annusano con una certa fatica e tentano laccoppiamento senza successo. I sensori, sociali e fisici, impongono pi distanza che avvicinamento, pi rinuncia che seduzione: hanno paura di fare brutte figure, o semplicemente di mostrarsi. Si vergognano di qualunque cosa si veda allesterno nascondendosi in una durezza adolescenziale che potrebbe durare fino alla pensione. A chi racconta pare che la sua possibile compagna ricordi Isabella Huppert  e la somiglianza di lei con una una star del cinema lo protegge da una scelta che sarebbe altrimenti personale e lo impegnerebbe a esistere, essere se stesso e vivere. Cerca quindi un consenso con un mondo pi grande e immaginario: sta passando  dalla compagnia, che per usare la definizione di Meneghello il collective persuit of sex, alla solitudine di individuare ed essere individuato. E non gli riesce. Questo tentennamento ritrae tanti oggi, giovani e non giovani, intrattenuti infinitamente in un limbo dove persino trovarsi con qualcuno in un prato, una sera, non basta per superare quellessere single che non sparisce pi con un contatto fisico.

la prima volta che lho vista ho pensato che era forse un po carina.
assomigliava a Isabelle Huppert ma con la faccia pi buona, nel senso che non aveva certe espressioni fredde tremende del viso della Huppert, ma ne aveva invece soltanto di pi dolci, e inoltre era ancora pi arrotondata della Huppert, come lineamenti.
era bassotta e rotondeggiante con le tette piuttosto piccole e gli occhi vivaci e sorridenti, e mi piaceva abbastanza guardarla.

le prime due volte che lho vista non le ho detto niente, tranne che ci siamo presentati dato che eravamo insieme ad amici comuni.
mi sono limitato a guardarmela un pochino e farmi unidea, capire se mi piaceva o no eccetera eccetera.

il fatto che fumasse non mi ha fatto pi di tanta impressione dato che ormai mi sono abituato anche se di fatto continua a infastidirmi e farmi girare le palle come sempre. ma non ci posso fare nulla.

poi non lo so.
non mi ricordo pi bene cosa sia successo.
mi pare che ci siamo visti altre volte a casa di amici e abbiamo scambiato due parole.
io ho chiesto qualcosa di lei a qualche mio amico un po pi intimo cos per sondare un po il terreno e poi basta.

poi successo che una sera, a distanza di un bel po di tempo dalla prima volta che ci siamo visti, mi sa anche di un anno o pi, ci siamo trovati fuori con i soliti amici comuni e ridendo e scherzando a un certo punto siamo rimasti i soli decisi ad andare ad una festa sul Piave.
una di quelle feste sempre uguali in cui si cucina carne e verdure sulle rive o sul letto del fiume e poi si sta l rilassati ad ascoltare musica, bere e fumare (non io!) vicino allacqua, in mezzo alla natura e lontano da tutto.
e come spesso accade nessuno sapeva bene dove fosse di preciso questa festa.
era estate e ridendo e scherzando in centro a Treviso si era fatto tardi e nessuno aveva pi voglia di andarci, tranne noi due io e lei che ci sentivamo uniti da questo desiderio che in effetti per me era anche un desiderio di trovarci magari l da soli sul Piave in una notte chiara stupenda, piena di stelle e di voglia di stare in giro fino a mattina.

e cos abbiamo fatto, e siamo andati in cerca di questa festa io e lei da soli in macchina.
e non trovando la festa come da copione ci siamo seduti noi due da soli a chiacchierare l vicino allacqua, in questo posto stupendo, con questo cielo fighissimo e la luna che splendeva sopra, e le felpe addosso perch tirava un po di arietta.

e io pensavo che lei era carina ma non mi sentivo per niente a posto.
volevo parlare, avevo le mie paranoie da esporre e volevo essere ascoltato e sentire le sue.
volevo che ci conoscessimo un po prima di ingropparci, in quanto per me ingropparsi cos senza sapere nulla, cos tanto per fare dopo aver passato la serata a sparare cazzate con gli amici e senza parlare di nessuna cosa importante, non andava bene.
o per lo meno a me non mi andava per niente.
per succedeva che pi parlavamo e pi mi sentivo di entrare in un tunnel negativo che mi allontanava da ogni impulso di abbracciarla e baciarla e farle delle carezze sul viso col dorso della mano.
che ne so, pi la stavo ad ascoltare e pi le storie che mi raccontava mi intristivano e mi allontanavano da lei e mi facevano pensare che in fondo non era la persona giusta, che non era la persona che mi aspettavo e con cui avrei voluto ingropparmi quella notte.
mi sentivo a disagio per questo e pensavo che se ci avessi provato comunque poi mi sarei sentito in colpa, e quindi continuavamo a parlare entrambi di argomenti sempre pi pesi che mi riempivano di dolore, fino a che a un certo punto le ho visto una lacrima scendere sul viso.
e ho pensato che basta: era ora di finirla e andare a casa e fine della storia.

ed stato allora che lei mi ha detto una frase che mi ha lasciato secco perch non me laspettavo, e perch lha detta con un tono reso come incerto dal senso del pudore, o almeno cos lho interpretato io.
mi ha detto che va bene tutto il dolore del mondo, ma in ogni caso cՏ sempre la possibilit di essere felici: anche qui adesso in dieci minuti...

io ho pensato che si trattasse di una proposta precisa, che visto che io continuavo a tentennare e imbucarmi in argomenti sempre pi lontani dallamore sul greto del fiume in una notte, fosse stata lei a fare finalmente il primo passo, cos in extremis appena ci eravamo alzati in piedi per ritornare verso la macchina.
e ho fatto finta di niente.
non so cosa le ho risposto, ma ho dimostrato di non dare il minimo peso a quella frase strana che mi aveva detto in quel modo cos strano.

e siamo ritornati a casa, a dire il vero abbastanza tristi.
o per lo meno io mi sentivo cos quando ci siamo salutati con due bacetti sulle guance.

poi ci siamo rivisti qualche volta cos per fare due chiacchiere, noi due da soli, qualche pomeriggio vicino a casa sua, o anche di sera insieme ad altri amici.

e poi ancora, di nuovo io penso dopo circa un anno, ma potrei anche sbagliarmi: ci siamo trovati unaltra volta pi o meno nella stessa situazione di quellaltra sera che ho appena raccontato.

praticamente eravamo in centro insieme agli altri e come laltra volta diventava sempre pi tardi senza che si combinasse nulla oltre al cazzeggio pi svaccato.
ed stata lei a lanciare lidea di andare a fare il bagno in una cava.

e io che quella sera mi sentivo ben pi felice dellultima volta perch avevo passato un bel pomeriggio skateando come Dio comanda, ho detto che mi andava, di vedere questa cava e al limite di farci pure il bagno, se non faceva troppo freddo.

cos siamo rimasti di nuovo io e lei da soli fermi in questo proposito e siamo andati.

io pensavo che ero contento perch era stata lei a lanciare la proposta furba. che ero di buon umore, che lei mi piaceva abbastanza, era carina e mi faceva sangue, e pensavo che sarebbe stato giusto limonare finalmente e poi ingropparsi come Dio comanda in una notte destate cos, che in realt fatta veramente apposta per queste belle cose da fare in due persone che si piacciono quello che basta.

e quando siamo arrivati in questo posto sperduto per stradine sterrate in mezzo ai campi di pannocchie e siamo scesi dalla macchina, e lei mi ha fatto vedere un poco il posto e mi ha fatto strada sul sentiero verso la cava, man mano che ci allontanavamo dalla macchina sentivo crescere in me una certa caga di trovarmi in una tipica situazione da film horror americano che guardavo sempre destate da bambino, dove coppiette di fidanzatini appartati venivano sventrati orribilmente da psicopatici mascherati e muniti di machete.

e siamo scesi gi per un dirupo aggrappandoci a una corda legata apposta a un albero dai frequentatori abituali del posto e camminando lungo un sentiero in direzione della cava le ho detto che avevo paura e perch, tanto che subito anche lei ha cominciato a farsela addosso e abbiamo deciso di ritornare verso la macchina, anche perch quel luogo comunque era discretamente maleodorante e abbastanza distante dallidea carina che me ne ero fatto in base ai suoi racconti.

ma raccontandole delle mie paure ci siamo presi per mano.
e prima di ritornare indietro lho avvicinata a me, ci siamo abbracciati e lho baciata sul viso.

che cazzo ne so...
mi sembrava il momento giusto perch mi era venuto naturale di fare cos e non avevo premeditato nulla.

ma lei mi guardava e sorrideva come se non si fidasse completamente di me o se non fosse il momento giusto, e io la guardavo e sorridevo perch volevo che si lasciasse andare ma quando mi sono avvicinato per baciarla sulla bocca lei mi ha baciato appena e poi tentennava senza per mai allontanarmi e per senza neanche baciarmi come Dio comanda, cio con molta passione come giusto che sia.
e a me questa storia non mi piaceva per niente e ho pensato che magari avevo semplicemente lalito cattivo ma non mi pareva possibile data la quantit di caramelle alla menta ciucciate fino a un attimo prima.

ma insomma abbiamo continuato un po cos, a baciarci sempre con limpressione che lei non ricambiasse la mia legittima passione e che non fosse poi molto convinta di quello che stavamo facendo.

e poi siamo saliti aggrappandoci alla corda e siamo arrivati alla macchina.

e qui la situazione ha cominciato a diventare sempre pi goffa, fino a degenerare dal comico al patetico al drammatico, seppure appena lieve e accennato.

insomma io le ho proposto di salire in macchina che mi sentivo pi sicuro e stavamo pi comodi sul sedile dietro, mentre lei voleva stare fuori e trovare un posto buono per distendersi lungo un altro sentiero.

la cosa ridicola era che praticamente stavamo scegliendo il posto per ingropparci senza per mai dire che era per quello!
io dicevo tipo: ma dai restiamo qui che stiamo meglio... e lei diceva: ma no dai andiamo di qua che troviamo un posto pi comodo!
e non riuscivamo a deciderci.

poi lho seguita lungo il sentiero e non trovavamo mai un posto buono per distenderci perch il terreno era sempre scosceso e mai neanche uno spiazzo derba come ci voleva.

allora abbiamo provato comunque a sederci a terra, abbracciarci un poco e poi distenderci: ma era sempre una tragedia.
era impossibile perch il terreno era tutto dissestato e quando ci siamo distesi siamo finiti con la schiena sui rovi perch era buio e non si vedeva un cacchio.

certo, il tutto faceva un po ridere, per mi faceva anche un po girare le palle perch non riuscivamo a trovare un momento di pace e di coinvolgimento.

cos siamo tornati verso la macchina e abbiamo provato finalmente a piazzarci sul sedile dietro.

diciamo che in assoluto non era comodo proprio per un cazzo, ma rispetto a distendersi sui rovi, almeno era gi qualcosa.

per anche qui, porca di quella vacca e selvaggia: niente da fare...

per me non cera proprio sintonia.
io mi impegnavo a fare del mio meglio perch tutto andasse bene, ma non cera verso!

lei per me continuava a baciarmi superficialmente e non ricambiava la mia passione come si deve, con altrettante carezze e via di seguito.
e io a un certo punto le ho anche chiesto se cera qualcosa che non andava, ma lei mi ha detto di no, che andava tutto bene.
cos abbiamo continuato questi preliminari goffi e scoordinati, e lei subito mi ha detto, in un tono indefinibile, che mi sembrato assurdo, non ho capito neanche se affermativo o interrogativo: mi tolgo i jeans...
ma per me lha detto in un momento sbagliato! che non centrava nulla con niente!
e ci sono rimasto di legno. e non so neanche che cosa e come le ho risposto.
e quando si tolta i jeans ho sentito labitacolo inondarsi di un profumo intenso selvaggio animale e inconfondibile, che in questo preciso momento mi sento di definire odore di pesce figro, e che in qualunque altra circostanza mi avrebbe sicuramente fatto pensare: uuuh!!! e invece in quelloccasione non mi ha quasi fatto nessun effetto, perch la sentivo distante anni luce e mi pareva evidente che fossimo in totale distonia.

cos andato tutto a ramengo unaltra volta.
e non mi ricordo neanche se ci siamo smaneggiati un poco oppure no.

ma il bello che poi siamo scesi dalla macchina e abbiamo di nuovo cercato un altro posto, per fare un altro tentativo per vedere se proprio proprio non dipendeva dal fatto che in macchina non si stesse molto comodi, che le cose non erano decollate!

e abbiamo finito per bisticciare sul posto migliore dove distendersi, finch ci siamo scazzati del tutto e ce ne siamo ritornati verso casa in macchina tutti e due un po seccati.

siamo arrivati in centro che era mattina e io avevo fame, e le ho chiesto se sapeva dove si potevano trovare delle brioches calde e se voleva venire con me a fare colazione.
lei mi ha indicato un posto e se ne tornata a casa.

io ho fatto colazione sentendomi un alieno nel pianeta delle scimmie, e ho pensato: ma guarda te che storie che mi devono succedere... e non me ne va mai dritta una!

poi, la prima volta che ci siamo visti, penso qualche settimana dopo questo fatto, eravamo con altri amici.
io mi sentivo un po imbarazzato e lei mi sembrava molto nervosa, e infatti ha detto subito aspetta che mi attacco una sigaretta usando tra laltro un verbo del tutto inappropriato, oltre al fatto in s, che mi sta alquanto sulle balle.

poi lho rivista dopo pi di un anno e ci siamo salutati rompendo un piccolo velo di imbarazzo, ma niente di che.

pensa te che storie



Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dell’Associazione Laboratorio E-20.
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