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    <title>Invia il tuo racconto</title>
    <link>http://subway-letteratura.org/forum/list.php?2</link>
    <description><![CDATA[In questo forum puoi inviare il tuo racconto. Se vuoi
recensire un racconto vai alla pagina RECENSISCI I RACCONTI]]></description>
    <language>it_IT</language>
    <pubDate>Tue, 28 Mar 2006 18:39:33 +0200</pubDate>
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    <category>Invia il tuo racconto</category>
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      <title>la patata mannara</title>
      <link>http://subway-letteratura.org/forum/read.php?2,10348,10348#msg-10348</link>
      <author>bomber</author>
      <description><![CDATA[Al barbuto che mi perseguita: 
ti voglio rivedere mentre esci dalla cabina del telefono


LA PATATA MANNARA


È fin troppo facile essere un bravo ragazzo, uniformarsi,condannarsi al conformismo sin da subito: basta abituarsi a seguire per filo e per segno ciò che viene proposto, basta davvero così poco, ed in fondo è una pratica anche comoda.
Esiste però una minoranza, esiste ancora gente che ha sangue nelle vene, che ha voglia e coraggio, ma soprattutto che crede ancora in sani ideali: l’amore, l’amicizia vera, la famiglia, la…
“la patata, benny ho scoperto chi è la patata”
appunto.
Urlando come in preda al demonio, come un invasato manu si presentò in camera del nostro senza più nemmeno una goccia di sudore: l’aveva lasciato tutto per strada, nonostante fosse ottobre.
“stai tranquillo, vuoi un bicchiere d’acqua?”
“si una birretta va benissimo”
“ma veramente ti avevo chiesto se volevi… va beh, andiamo a prendere sta birretta.”
Gli occhi erano quelli di chi aveva visto la madonna, o forse di più: lui aveva visto “la patata”.
Piccolo excursus: in questo piccolo paese della brianza (proprio brianza profonda) in cui si lavora e si produce ed in cui se sei nato a Genova sei praticamente un terrone, la gente ha ancora il tempo per fare del sano pettegolezzo e praticamente ci si conosce tutti, almeno di nome, o di soprannome; fin dall’estate si era sparsa la voce di una ragazza dal terribile e irresistibile fascino e dalle bramosie definite “fameliche, da vera golosona”. Su di lei si erano chiaramente incentrati tutti i discorsi e tutte le attenzioni degli under 25; la sua figura era però pesantemente avvolta nel mistero, si conosceva solamente il suo nome (luana), la sua prestanza fisica (credo dovuta al molto allenamento) e il suo accento vagamente americano(tipica parlata del Minnesota). Oltre naturalmente al fatto che aveva una 4 abbondante.
“ok adesso che sei calmo, puoi dirmi che cazzo hai?, sembri un invasato”
“ascolta amico, ho trovato la soluzione”
tirando fuori da non si sa dove un quadernone fitto di appunti
“ho scoperto chi è la patata: è la silvia panezzi”.
“ascolta, primo sanno tutti che si chiama luana”
“nome d’arte, benny, si chiama nome d’arte”
“secondo silvia era in classe con me e non aveva ne l’accento americano, ne tantomeno la quarta; anzi a dirla tutta era piuttosto bruttina.”
“si lo so, ma guarda-mostrando il quaderno pieno di incomprensibili scarabocchi- ho investigato e tutte le prove portano a lei. È per questo che ora tocca a te.
“ma tocca a me cosa?”
“devi entrare in gioco tu. Tu la conosci e puoi cercare di trovare le definitive prove che ci troviamo di fronte alla prima patata mannara della storia!”
Benny sentendo questo discorso non ebbe nemmeno la forza di controbattere ma cadde in un a sorta di catalessi, anche se nella sua mente si rincorrevano frasi tipo – non è possibile, questo è deficiente, ma che cazzo dice… -e via dicendo.
“è tutto scritto qui, in una canzone degli impossibili: lei è una ragazza normale, come tante, studia, è anche un po’ noiosa: ma la notte la trasforma. La luna le fa crescere le tette, la fa diventare luana e il gioco è fatto.”
“ma io non ci posso credere che tu possa pensare seriamente a questa cosa. Senti non ci penso nemmeno ad aituarti, e poi non ho ancora capito cosa debba fare io”
“semplice: ti apposti vicino a casa sua, mi zio giacomino farà in modo che il cancello di casa non funzioni. Tu entri in scena, fingi di essere li per caso le dai un mano ad aprire a mano il cancello e poi le scrocchi un appuntamento a casa tua, così per parlare un po’ e poi ci inventeremo qualcosa.”
“ma tu zio giacomino è quello che beve?”
“mai prima delle 2 di pomeriggio, e poi in gioventù lo chiamavano il mago del diodo, vedrai non può fallire”
“non ci penso nemmeno manu, è una stronzata.”
Il giorno dopo come stabilito il nostro benny è appostato in attesa, mentre il mago del diodo si gode il meritatissimo 40° bianchino, alle 17 e trenta in un bar poco distante.
Ed ecco che rincasa la nostra silvia (luana?): prova ad aprire il cancello, ma niente non riesce; casualmente passa di li il nostro, che con un piccolo (immane) sforzo, riesce prima ad forzare il cancello manualmente, poi (cosa ben più difficile) a scroccarle un appuntamento per il giorno dopo, apparentemente così per rinverdire i vecchi tempi (che espressione del cazzo); ed è così che si allontana nella notte appena accennata delle 6, notando come in strada non un lampione, non un luce, ne una lampadina illumini la via. Il giorno dopo tutti parleranno del misterioso black out, ma nessuno troverà mai il colpevole, nascosto dietro un alito da distilleria ed un sorriso a 12 denti, gli altri non può proprio permetterseli.
Tornando a piedi verso casa Benny ha davanti gli occhi una nuova (ennesima) avventura metropolitana che metterà a dura prova le sue capacità; certo alle volte la voglia di mollare viene a tutti, una mattina in cui si è più rintronati del solito, ma poi ecco che arriva il peggior incubo, eccolo materializzarsi li, in un secondo di follia: vedersi come un docile cittadino 8-5, di quelli cioè che escono di casa alle 8 la mattina, per tornare la sera alle 5, poi ferie,  week-end al mare, cinema, qualche pizza e qualcosina da nascondere anche a se stesso, che sia poca roba però. E no, così proprio non va perché se è vero che grazie a loro il mondo va avanti è però vero anche che è grazie al mondo che loro esistono: e se la città deve essere questa che almeno si possa vivere al buio.
Tranquillo Benny grazie al mago del diodo per almeno 6-8 ore una buona parte di città starà al buio, con buona pace delle lucciole.
Passò tranquilla la serata, con passo felino tra una birra e un cocktail, tra un vinello dolce e un monte, tra una sambuca e un rutto: Benny e manu prima di arrendersi ai fatti (l’ubriachezza molesta) riuscirono a mettersi d’accordo sul da farsi:
“manu tutto ok, però adesso che ho l’appuntamento che faccio, cioè non posso mica chiedere –ehi, sei tu la patata?”
“certo che no, ascolta… ho saputo, grazie a intercettazioni telefoniche e a tutta una serie di cosuccie più o meno lecite, che Luana ha un neo proprio sopra il ginocchio sinistro, devi solo riuscire a vederle la gamba… potresti, appena entra in casa, fingere un malore e buttarti ai suoi piedi, ti aggrappi ai pantaloni ed il gioco è fatto!”
“ma che cazzo dici, come minimo mi da un calcio in bocca, ma come posso fare una cosa del genere”
silenzio rumoroso, di quelli che non passano mai, in cui i nostri due detective si spremono a fondo le meningi: ed ecco che nella confusione mentale creata dal roteare di birre e cosce, cosce e sigarette, cosce e basta tipico del tipico pub italiano, spunta l’idea
“manu ascolta, le offro qualcosa da bere, faccio finta di inciampare, le rovescio tutto sui pantaloni… poi mi offro di darle un mio paio finchè i suoi non asciugano, e le do dei pantaloncini corti.”
“a volte penso che tu per queste cose sia sprecato, sei un genio Benny… senti non è che mi offriresti una birra che ho finito la pecunia”
giorno seguente, casa di benny, ore: boh, non è importante.
Suona il campanello. Benny è in condizioni pietose, non c’è nulla da fare è un emotivo, le mani sudate fradice, la lingua secca tipo deserto, la pancia in subbuglio per i fagioli del giorno prima e i peperoni del mezzogiorno che vorrebbero tanto ripresentarsi in forma fisica, e non solo in quella spirituale.
La porta si apre di scatto, e davanti all’indiziata si pone un ragazzo sui 22 anni, in evidenti difficoltà gastrointestinali che tenta pietosamente di mascherare l’emozione indossando un paio di occhiali da secchione (convinto che lo facciano sembrare più serio);
“vieni silvia, accomodati pure”
facendo strada verso la cucina
“grazie benny, ehi, ma che aria da dottore che hai con gli occhiali…”
arrossisce lui (-fanno sempre effetto i vecchi occhialetti di benny-), arrossisce lei (-stavolta l’ho detta grossa cazzo-), scoreggia lui (-dannati fagioli-) “il frigo fa degli strani rumori, non ti preoccupare”, ri-arrossisce lei (-conscia che si tratti di una scusa pietosa-) “non far caso a questo odore silvia, lo scarico è un po’ intasato” (-mamma che odore, non li mangio più i fagioli promesso-), tri-arrossisce lei (per l’odore tiene il fiato ma proprio non ce la fa più ed è oramai paonazza).
“allora silvia, come ti va?  lo so è tanto che non ci si vede, ti posso offrire qualcosa da bere?”
“no grazie sto bene così”
primo intoppo
“ma sicura, un caffè, un the, una coca, un aranciata”
“no, davvero non ho sete”
“ma non è possibile, almeno un po’ d’acqua”
la questione si protrae per circa 20 minuti, finchè la ragazza oramai allo stremo cede, e chiede gentilmente un chinotto (senza volgarità, essendo una pulzella)
“mmm il chinotto?, il chinotto non ce l’ho, va bene uguale un the freddo?”
“se proprio insisti”…
è chiaro che il primo approccio non è proprio riuscitissimo, ed è un eufemismo.
Presa la lattina nel frigo, inizia un vorticoso pensare sul come riuscire a sporcarle i pantaloni, come , cioè, riuscire a versarle addosso il the senza che lei si accorga dell’intenzionalità della manovra.
Il tragitto tavolo-frigo-tavolo (tipo liegi-baston-liegi) può risultare più insidioso del previsto, nonostante il fondo non sia in sampietrini, ma bensì in comunissimo pavimento scivoloso: ed ecco che senza bucare una scarpa, il nostro inciampa in una gamba del tavolo (praticamente a centimetri 25 dal traguardo) e scivola in avanti battendo il naso in maniera diretta contro un oggetto identificato con il ginocchio dell’ospite.
Il colpo è violentissimo, in un attimo il naso cede di schianto, tipo dopo un diretto pieno; ed il sangue inesorabile sgorga… i pantoloni si sporcano, la scusa è trovata, sono tutti felici e contenti,  a parte il naso.
Si scatena il parapiglia.. benny si tiene il naso sconvolto dalle possibili conseguenze nefaste (perdita di un fascino riconosciuto a livello condominiale); silvia è sconvolta dal fatto che in cinque minuti la situazione è vorticosamente girata al peggio, ed in più l’odore sembra non avere intenzione di abbandonare la sala, evidentemente il frigo è decisamente guasto ed i suoi pantaloni hanno cambiato colore, nemmeno quella volta che aveva dimenticato il tampax.
Riassunto della puntata: Benny riesce con stoico sforzo a piegare la resistenza della squadra avversaria (silvia), in modo non del tutto consono e con un po’ di buona sorte (colpo di naso) realizza l’importante gol dell’uno a zero, riuscendo a sporcarle i pantaloni, a darle i suoi pantaloncini e a trovarle quel cazzo di neo che gli è costato una frattura al setto nasale con conseguente prognosi ignota.
Al termine dell’incontro arriva anche il colpo del due a zero: il nostro riesce anche a trovare il guizzo per chiederle un appuntamento serale.
Quindi, dopo il congedo, arriva il momento di trarre le conclusioni con il socio in affari.
“sei un grande amico, hai trovato il modo anche di farle pietà e così di uscirci assieme”
“ma veramente manu, ne avrei fatto a meno, cazzo mi sono rotto il naso, sono finito pure al pronto soccorso e mi hanno infilato un tampone che pareva un pilastro del ponte di brooklyn..”
“devi essere orgoglioso di te stesso, per il tuo gioco di squadra… ma ora pensiamo alla serata. Allora la porti a fare l’aperitivo al “gargiulo’s corner” poi vai a mangiare al “gambero danaroso” bevete un after dinner al “bevi che ti costa” ed infine a ballare al “l’ultimo centesimo”” 
“ma che cazzo dici, ma quanto mi costa sta serata? Ma nemmeno se fossi un calciatore”
“non star sempre a questionare su piccolezze… ascolta, comincia a pagare che poi facciamo cassa comune, comunque io mi farò trovare al bevi che ti costa, così potremo essere in contatto visivo, occhio però sarò camuffato”
passano i giorni, passano veloci, correndo 24 ore alla volta; lasciandosi dietro giorni inutili, senza senso, senza aspettative per molta gente: quando si è vivi è indispensabile proferire tutte le proprie energie verso il raggiungimento di un qualche scopo, altrimenti proprio non c’è vita.
Si presenta così puntuale il sabato, benny racimolando tutti i suoi spicci- frutto di mancie, creste sulla spesa, banconote trovate in strada, e birre rinunciate-e tolta la mascherina protettive (ricordo del colpo di naso) si presenta all’appuntamento puntuale, puntualissimo, indossando per l’occasione i pantaloni della festa, la felpa delle occasioni migliori e le solite scarpe da barbone.
Silvia sale così sul bolide e i due partono per la prima tappa di questa lunghissima serata, il frizzante bar “gargiulo’s corner”.
L’ambiente è subito rassicurante, appena entrato una mandria di culi firmati è pronta a darti il benvenuto (non importa che non ti conoscano, che non sappiano chi sei , ma sono tuoi amici); e così salutati circa 200 sconosciuti i due raggiungono finalmente il tavolo: design perfetto e alla moda per i due scomodissimi sgabelli, ma tutti sanno che l’occhio vuole la sua parte e al culo non resta che adattarsi.
Si presenta la ragazza delle comande, piccola, scura, piena di amuleti, orecchini, anelli che non si capisce più cosa sia piercing e cosa sia carne:
“ragazzi, che prendete? Se posso permettermi vi consiglierei, un rattalo tailandese, un permino nepalese o un coglionesvizzero… dai, che prendete?”
benny:
“io, ehm, un rosso antico…e per lei…”
“per me una coca”
“ok, vado subito, intanto potete servirvi con i nostri aperitivi macrobiotici, oggi siete fortunati, cucina a tema “sipuòmangiarebenesenzaaverenulladicommestibileaportatadimano?”
scoprirono ben presto che la risposta al tema era “nochenonsipuòchecazzomangiolesedie?!?!”
ma la polemica non ebbe sbocchi.
“senti silvia, ma sei astemia per caso?”
“si, non bevo alcolici, perché credo che l’alcool possa influire sul mio comportamento”
a queste parole benny ebbe un mancamento, un giramento di testa, e anche di palle. Per riprendersi dovette andare in bagno a lavarsi la faccia, nel tragitto salutò una ventina di sconosciuti.
Ma silvia è davvero luana? La notte era ormai giunta e quindi la trasformazione sarebbe dovuta già avvenire, ma il destino bastardo volle che una perturbazione, non annunciata da nessun uccellaccio meteorologico delle venti, fosse capitata proprio li, in piena lombardia: la luna oscurata non poteva dunque svolgere il suo compito, ma non tutto era perduto.
“allora ecco la coca per lei, e per te mandingo Senegal…”
“ma io non ho ordinato questa roba…”
“scusa, oggi è la quinta volta che porto indietro la comanda, senti per favore prendi questo, altrimenti gargiulo la comanda me la butta al…”
“ho capito, lascia qui, dai…”
il nostro è sempre stato sensibile ai problemi dei piccoli lavoratori…solo che questo mandingo era un beverone gigante nero, con una carota che spuntava dal centro del bicchiere in modo molto inquietante…
“grazie, davvero mi hai salvato, sarebbero 30 euro”
“e sticazzi!!!”
“no, no, solo 30 euro, ma perché non avete preso nulla da mangiare? C’è dell’ottima segatura all’acqua di palestra”.
Trangugiato il beverone (al sabor de albicocca rancida) e addentati un paio di panini al salame di truciolato, i due decidono che l’ora è matura per la cena; si alzano e raggiungono l’uscita tra calci pugni, spintoni e saluti (nell’ordine benny promette la sua presenza a: 3 partite di calcetto, due  di tennis una di slamball -senza sapere che sport sia- una raccolta fondi pro camerieri afflitti da gargiulo (che se sbagli la comanda te lo butta al..), una serata al circo, due al cinema, una rissa, un toga party e un paio di matrimoni gay clandestini… naturalmente senza conoscere nessuno).
Acceso con qualche complicazione il bolide, e impostato il navigatore manuale, ovvero se stesso, benny accompagna la sua principessa al “gambero danaroso”.
Durante il tragitto, parlando del più e del meno, ma anche del per e del diviso benny ebbe a constatare che la suddetta silvia poi tanto male non era affatto e che non sarebbe stato un brutto colpo riuscire ad approfondirne la conoscenza; subito dopo fu colto dal classico rimpianto dell’ex compagno di classe che si chiede come cazzo se la sia lasciata scappare sotto il naso per 5 anni: un po’ come la grande squadra che non intuisce le potenzialità di un giovane, ma ecco il ristorante.
Entrano, si siedono, conoscono Ambrogio, cameriere non per professione ma per vocazione: ed ecco che il menù è declamato,  in stile divina commedia in un tempo record di 35 secondi netti; naturalmente i nostri non hanno capito un accidente.
Ci vogliono invece 40 minuti a far capire a Benny come, nonostante il nome, nel locale non servano gamberi: 
“benissimo, per la signorina una delicatissima insalata di mare, e per lei un trancio di pesce siluro… le consiglio il nostro ottimo vinello della casa”
ambiente senz’altro familiare, direi anche rassicurante, insalata di mare delicatissima, pesce siluro ottimo, vinello perfetto, dolce squisito, servizio impeccabile: in due parole locale indimenticabile, soprattutto per il conto, su cui è meglio glissare; vi basti sapere però che il totale risultò più o meno uguale al prodotto interno lordo di un piccolo stato, tipo Andorra.
Acceso -con tre madonne  e quattro calci- il bolide, ci si dirige verso la terza destinazione: il portafoglio sempre più vuoto, la luna sempre coperta, silvia sempre silvia e benny sempre più colto dal rimpianto classico sopraccitato.
E si arriva al bevi che ti costa; piccolo inciso: il locale ha questo nome perché contrariamente alla norma qui si paga se non si beve almeno un birra ogni quarto d’ora (naturalmente per birra si intende una media).
Quindi è facile capire come la clientela sia composta da ubriaconi della peggior risma (che bevono, si ubriacano e non pagano nulla) e fighetti in cerca di dimostrare che a loro non frega un cazzo pagare per nulla, così, come status simbol; non è difficile capire in quale delle due categorie benny potrebbe collocarsi, ma questa volta deve bere per due…
“però carino questo posto, siamo qui da un ora e non abbiamo ancora pagato…”
“si, però comincio a sentirmi appesantito, credo che tra poco dovremo cominciare a pagare, o andarcene…”
beh, un ora in due sono 8 medie, una specie di prova sopra ogni possibilità umana.
“si è meglio andarsene, poi guarda quel tipo”
“quale?”
“quello con il naso, i baffi e gli occhiali finti. Quel tipo mi segue da mesi oramai, comincio ad aver paura. Se non fosse un maniaco o un pazzo perché dovrebbe camuffarsi in quel ridicolo modo”
nella testa di benny annebbiata dall’alcol si fece strada un idea: quell’imbecille poteva essere Manu, ma essendo completamente alle cozze non riuscì a mettere a fuoco la figura, anche se riuscì ad arrivare a due ipotesi certe. O Manu o groucho marx, 50 e 50.
Senza indagare ulteriormente, ma propendendo più per il secondo i due si diressero verso l’uscita, cercando di non urtare la sensibilità ma soprattutto le membra di tutti i trasoni distesi sul pavimento: alcuni collassati, altri in riposo, altri semplicemente senza sapere il motivo della propria presenza, altri ancora cercando monetine.
E così fu che la macchia portò i due in un ampio parcheggio, comodo per far la spesa, ma ancora più comodo per fare altre cose, soprattutto nottetempo. Buio, isolato e praticamente deserto.
Per tutto il tragitto il nostro cercò di ricordare i consigli di un amico suo- uno di quelli chiamati zio- che aveva una teoria sul riuscire a vincere la resistenza femminile: primo con indifferenza totale portarla in un posto isolato. Secondo, con calma, mettersi in un punto buio, terzo- senza farsi sgamare- tirare già il suo sedile, quarto farla propria.
Il nostro si dimenticò però che quel tipo, lo zio, era finito in seminario a furia di prendere due di picche e schiaffi.
“silvia sarà la luna, sarà la serata magica, sarà l’alcol, sarà che non becco da una vita, ma mi sembri davvero bella stasera…”
e così dicendo vai di manovella per tirar giù il sedile… dal canto suo silvia, forse per l’atmosfera, forse per aver perso i sensi a causa dell’alito pestilenziale di benny, forse per la luna che si era fatta strada tra le nuvole, non oppose resistenza.
Ed è così che benny potette assistere ad una scena mitica: silvia perse gli occhiali, subì un forte rigonfiamento in zona pettorale, causando esplosione di qualche bottone della camicetta e sciolse i capelli; incredibile accadde tutto quello che accade in un film di serie b dove la racchia della scuola si trasforma nella reginetta del ballo, ma questa volta successe per davvero. Comparve luana, la tigre del ribaltabile in tutta la sua  splendente bellezza, tracotante golosità e animalesca ingordigia; così splendente che benny venne del tutto abbagliato.
Un momento… come può anche cotanta bellezza abbagliare? Semplice, può succedere nel caso in cui dietro di lei si accenda una forte luce (effetto veramente scenico), tipo gufo dei carabinieri. Ecco, appunto.
“fermi tutti, giù dalle macchine, piano e con le mani in vista, è una retata.”
Senza capirci più nulla benny si accorse che il parcheggio non era poi cosi vuoto, anzi, che molte macchine erano dietro la sua, e che come tante formichine gli occupanti stavano cominciando a convergere verso la luce: mezzi nudi, mezzi vestiti, alcuni mezzi uomini e mezzi donne.
Proprio un gran bel colpo di fortuna, finire in una retata contro i transessuali che da tempo avevano portato lussuria, sodoma e gomorra nel quartiere, beh più che altro sodoma.
Quindi, giretto in questura.
Luana, nel frattempo tornata silvia, venne rilasciata immediatamente perché essendo l’unica donna pareva abbastanza chiaro fosse estranea ai fatti, l’unico imprevisto fu il dover dimostrare di essere di sesso femminile, intendo al cento per cento.
Per benny il discorso fu diverso. Infatti un certo araujo santos de souza josè in arte gilda muoveva accuse verso di lui, indicandolo come uno dei più assidui clienti: ci vollero parecchie ore per dimostrare la propria estraneità e solo verso le 6 e mezza gli fu possibile abbandonare il commissariato. Naturalmente a piedi, in quanto la macchina era rimasta sul luogo del misfatto.
Dunque benny si allontanava a capo chino con la sconfitta tatuata in faccia, ma proprio davanti a lui il sole sorgeva buttandogli addosso tutta la freschezza dell’alba brianzola, per veri intenditori, quando ancora le macchine dormono nei loro box e tutti i lor padroni stanno ai tropici circondati da bellezze locali e pieni di soldi fino ai denti: naturalmente anche loro dormono.
Ma cosa sognano le fiat uno, le golf e i vecchi panda? Forse di correre e vincere a monza o forse una marmitta nuova o un mondo dove i gas di scarico siano benefici, e per questo apprezzatissimi e richiesti.
Il giorno dopo un grande evento è sempre interlocutorio: il tempo sembra fermarsi ed il presente non ha valore, in quanto è tutto vissuto in funzione del recente passato, si rimugina, si analizza; la cosa importante però e che si riesce ad allontanarsi dai sentimenti caldi, ovvero la delusione, la sconfitta o la vittoria, la rabbia, vengono spogliati dalla loro parte a caldo, e ciò che rimane spesso è solo un pugno di sabbia.
Così verso le sei della sera nella testa di benny sopraggiunse la malsana idea che fosse a silvia non garbasse poi molto trasformarsi in luana, diventare famelica, caciatrice, un po’ troia, che forse sarebbe stato di buon gusto aiutarla a superare il problemino. E che forse la cosa lo avrebbe aiutato anche a riabilitarsi ai suoi occhi, però questo non diciamolo a voce alta perché poi salta fuori che tutti gli uomini fan qualcosa per un secondo fine, che non ci sono più le mezze stagioni e che si che una volta ci si divertiva con poco.
Dopo molte ricerche vane, e alcune meno vane, ecco saltar fuori da un impolveratissimo scaffale una ristampa di un tomo rinascimentale riguardanti miti e leggende da osteria: tra cui, per citarne alcuni, l’uomo con un testicolo e mezzo, la donna capace far sparire damigiane sedendocisi sopra, l’uomo medusa, cioè con serpenti al posto dei peli pubici, quello a cui un trombo lo fece rimaner eretto a vita (e son problemi) e per appunto la patata mannara; il lavoro di comprensione venne tirato per le lunghe a causa della gambe della bibliotecaria, sempre in bella mostra, e del fatto che il tomo fosse in lingua volgare, e per questo zeppo di intercalari come “cazzo” “tette” “culo” “@!#$”.
Praticamente sembrava scritto dai fratelli vanzina.
Ma più che altro era la bibliotecaria ad influire.
Ok ora era tutto pronto, si doveva solamente mettere a punto un geniale piano e conquistar così i favori della gentil donzella: una sera si sarebbero quindi ritrovati il nostro prode cavaliere ed il suo fido scudiero manu per discutere la loro infallibile strategia. Ma lo scudiero non sarebbe arrivato solo.
All’appuntamento fissato per le nove e trenta al pub “da marisa” (soprannominata in gioventù slogabigoli, ma lasciamo stare) infatti si presentò anche l’ormai famigerato mago del diodo, stranamente sobrio; alla richiesta di spiegazioni benny si sentì rispondere che “non voleva star solo in bocciofila, è voluto venire anche lui”; subito dopo irruppero nel locale altri vecchi assatanati: erano i compagni di bocciofila, d’altronde si sa, il pensionato è compagnone.
A questo punto benny non osò nemmeno chiedere spiegazioni, era ora di pensare a faccende tremendamente serie. 
I due giovani sedevano quindi di fronte al tavolino e i vecchi facevano da capannello come in un mischione (huddle è la parola giusta) del football americano, senonchè due dei bocciofili cominciarono a litigare per una maglia che peppino meazza avrebbe regalato ad uno di loro e rubata successivamente dall’altro. Si sfiorò il peggio, e per calmare le acque benny fu costretto ad offrire vino a tutti gli astanti con il risultato che in 5 minuti il locale si riempì di mazzi di carte, scope e primiere, sputi e bestemmie in quantità.
Si cominciò finalmente a metter giù il piano, ma soprattutto si misero giù molti quartini e tempo un ora erano tutti ubriachi a cantare “la rosina”, “i wahaputanga” e la “donna biunda” per concludere trionfalmente con “se ghan de di”: non si potrà mai rendere la gratitudine (venerazione?) che tutti gli ubriachi portano per nanni svampa, vero totem della canzone d’osteria, oltre che gran avvinazzato, aggiungerei io.
La serata si concluse finalmente con l’ammissione da parte di tutti, vecchi e giovani della propria bocciofilia, per motivi diversi, e con qualche aitante vecchietto intento a risvegliar la giovinezza nell’animo dell’ancor piacente, almeno così sembrava, marisa: la resistenza dell’ormai sessantenne donna in carriere venne incrinata, ma non piegata e così nessun bigolo fu slogato, ma ci si andò vicino, molto vicino.
Non so come, ma alla fine il piano venne fuori ugualmente: la leggenda letta da benny in biblioteca (tra uno sguardo e l’altro alle gambe della bibliotecaria) sosteneva che per liberare dallo spirito malefico di messalina (che fa crescere le tette e perdere ogni inibizione sessuale) è necessario fissare negli occhi la sfortunata senza cedere alle sue provocazioni verbali e non, soprattutto non, per 5 minuti, solo così la ragazza potrà tornare ad essere se stessa.
Arrivò il gran giorno.
Quando la mattina ci si alza per una giornata speciale, appena apri gli occhi, se subito li, non importa se mancano 3-4-o 12 ore. Tu sei già li. 
Con il corpo e con la mente. Ed è chiaramente così che il nostro eroe visse la sua giornata, considerata inutile, fino alla nove di sera, ora in cui si andava a far la storia, o vincere o trombare.
Imprevisto: in un piccolo paese si fa in fretta a far in modo che un segreto diventi di dominio pubblico, così appena uscito di cosa benny si accorse che a qualcuno non andava giù il suo piano, che qualcuno avrebbe tentato di fermarlo. Gli uomini del paese si erano infatti coalizzati, grezzi ingegni ammaliati più dalle tette che da un angelico sorriso, e con tutti i mezzi si erano ripromessi di fermarlo, tutti.
Il dubbio insorse quando tentarono di investirlo tre volte prima che raggiungesse la macchina, montò quando trovo le gomme della macchina bucate, e diventò certezza quando gli spararono con una pistola a gas, senza colpirlo; il nostro risolse la questione saltando su una bicicletta trovata in strada con l’agilità di un ippopotamo ferito e si allontanò pedalando con la potenza di un barboncino zoppo. ma non aveva a che fare con dei cretini.
Uno di loro infatti, pattinimunito, si lanciò al suo inseguimento, lo raggiunse e attancandosi al cestino della frutta (era una bici da donna) lo costrinse a fermarsi. 
La situazione sembrava davvero mettersi a carte e quarantotto, soprattutto perché gente armata di bastoni stava rimontando dalle retrovie, ma benny calò il più classico asso dalla manica: presumendo dall’abbigliamento e dal colorito dell’avversario il suo amore per gli aperitivi, gli rivolse la fatidica domanda:
“senti, ma che ore sono? Possiamo risolvere la questione con un aperitivo?, offro io”
Il tipo, ingenuamente, controllò sul suo orologio D&amp;G se era aperitiv time, dimenticandosi peraltro di aver già cenato: benny sfruttò la distrazione e con balzo felino (in sovrappeso), scese dalla bicicletta e sparì nella notte. Fu aiutato dal fatto che il suo avversario, non avvezzo a questioni numeriche, non riuscì immediatamente a capire che ora fosse. La questione fu risolta solo dopo molte ore grazie all’aiuto di uno di quelli con il bastone, nel frattempo sopraggiunto, che con sicurezza d’altritempi sentenziò che non poteva essere il momento dell’aperitivo, in quanto il sole stava sorgendo.
Ma non era finita.
Infatti come previsto davanti a casa di silvia si paravano un decina di bravi pronti anche al sacrificio ultimo (sporcarsi le scarpe) per il bene della comunità.
Altro inaspettato colpo di genio: il nostro non è il primo pirla che passa. Magari il secondo.
Temendo un possibile posto di blocco era stata concertato con manu un diversivo, ed ecco infatti che arrivano i rinforzi.
A bordo di un apecar prestato dal factotum zio giacominio ecco arrivare manu di gran carriere, sbraitando al megafono: “venghino signori, venghino, saldi, svendita pazzesca, grandi marche, grandi firme, grandi pennelli, ma non pennelli grandi (citazione colta).
Come una sciame d’api verso il miele, o un nugolo di mosche verso la @!#$ ecco che tutti i guardiani si gettanoall’inseguimento dell’apecar, la quale (e qui sta il trucco), non si ferma. Risultato: i bravi sono scorazzati in giro per la città e per benny oramai il campo è libero.
Ora tocca solo a lui.
Arrivato davanti al campanello, si ricorda però di un piccolo particolare: durante la riunione non si era riusciti ad escogitare un qualsivoglia stratagemma decente per penetrare nella casa, e poi il vino aveva preso il sopravvento e comunque c’era confusione e soprattutto benny era stato malato e non aveva potuto studiare, maestra può chiederlo alla mia mamma.
Drinn (campanello)
“si chi è?” (ha risposto luana, bella)
“sono l’idraulico, mi può aprire?, devo controllare l’antenna del telefono” (piccola confusione)
“no (click)” (piccolo intoppo)
drinn (ri-campanello)
“si, chi è?” (ri-luana)
“sono jack mandingo, forse ti ricorderai di me in film come “incredibile ma nero””
“entra, ti aspetto ansimante in camera”
basta un po’ di immaginazione alle volte.
Aveva sopportato di tutto, una notte al commissariato, un tentato linciaggio, aveva finito i soldi, si era rotto il naso, gli avevano bucato le gomme della macchina e qualcuno lo aveva anche chiamato ciccione, ma ora arrivava il momento della riscossa. E noi con lui, a spingerlo verso l’eterna gloria.
Prima di entrare in camera si controllò un ultima volta lo scolapasta che si era infilato nelle mutande, come ultimo insormontabile baluardo difensivo, proprio come Dino Zoff: diciamolo, c’è un po’ di Zoff in ognuno di noi.
Ma alle volte anche dino zoff era costretto a capitolare, e oggi l’avversario era di caratura mondiale; davanti oramai si parava la celeberrima tigre del ribaltabile in tutta la sua opulenza: vestita (?) di una vestaglietta trasparente che comunque cadde in un baleno. Ok, quando il gioco si fa duro (si chiama gioco?) i duri iniziano a giocare; no, meglio cambiare, ecco: chi l’ha duro la vince, no, non va bene. Beh insomma la reazione biologica ebbe il sopravvento, ma il dino zoff metallico respinse tutto con coraggio, reggendo l’impatto. In conclusione benny soffriva come un cane.
Improvvisamente il buio.
Nella stanza, come in giardino, come in tutto il quartiere: un black out.
Ed ecco che allora la lotta divenne più confusa, a tratti furiosa, in un continuo prendersi e lasciarsi, senza quartiere, senza regole. 
Solo dal respiro i due potevano capire dove fosse l’avversario, solo con l’immaginazione possiamo cercare d’immaginare la faccia sofferente del nostro nell’eterno duello tra bene e male, tra carne e coscienza: perché se si fosse lasciato andare, se avesse ammesso la sconfitta non sarebbe certo stata una tortura, anzi… dolce dolce sconfitta.
Ma lo spirito, la volontà, gli ideali non son cose da due soldi.
Ed ecco quindi una nuova zuffa sopra la moquette del salotto, poi sopra il divano, poi sopra il tavolo e persino sulla tazza del cesso, lotta senza quartiere, sfida all’ok corral.
La tempesta però proprio come arriva scompare, senza preavviso: il respiro di luana si fece più lento, tranquillo, meno animalesco; la belva era stata domata, e la sfida era stata finalmente vinta, contro tutto e contro tutti.
Usciti dunque al chiaro di poche stelle e di una luna appena nata i due non si dissero nulla, tennero per loro stessi tutti i mille e più pensieri che gareggiavano nelle loro menti, e sempre in silenzio, ma guardandola fissa negli occhi benny varcò il cancello per tornarsene a casa, togliendosi finalmente lo scolapasta dai pantaloni.
L’aveva liberata, ma ora non doveva certo aspettarsi chissà quale ringraziamento, certe cose si fanno a fondo perduto, per se stessi: dopotutto il grande dino zoff non  aveva guadagnato nulla per il suo stoico e decisivo cammeo.
Così mentre un giovane fiero si allontana e un vecchio in un bar vicino si chiede se era proprio quello il giorno in cui avrebbe dovuto togliere corrente (per il dubbio avrebbe continuato a farlo per i successivi venti giorni), un ragazzino sopra una tastiera, con calma, batte i tasti uno dopo l’altro, lasciando che l’amore per il mondo e per la vita gli passi sopra e che invece il rosso gli passi tutto dal bicchiere alla testa.
Buonanotte Benny, un giorno mi ringrazierai.

20\2\2005-27\3\2006]]></description>
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      <pubDate>Tue, 28 Mar 2006 18:39:33 +0200</pubDate>
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