Serate
Inviato da: Cristiana (---.24-151.libero.it)
Data: mercoledì, 19 maggio 2004 - 21:37
Serate
Il body… dov’è finito il body? Quello nuovo…
Rovista nei cassetti. Eccolo, nascosto in un angolo.
Quello nuovo, che quando hai otto anni faresti follie per averlo, tutto rosa e ricami e paillettes. E c’è sempre una mamma che ti dimostra come ti stia invece tanto bene quello color verde marcio “tale quale una principessa!!”. Inutile sforzarsi di ricordare una principessa vestita in quel modo, che nemmeno quella che sta sul pisello ha una roba così.
Quello nuovo, che quando sei grande faresti follie per averlo, ma non puoi perché sei grande.
"Ah! Il nastro. Un po’ stropicciato. Pazienza. La prossima volta devo sistemarlo meglio"
Srotola la lunga striscia di raso; le spire si susseguono, una dopo l’altra. Spicca un salto, come vede sempre fare in tivù. Il lampadario traballa per la vibrazione.
Ansima.
E quel corpo enorme si affloscia sul letto, omino della Michelin stanco e pesante.
Infila le gambe nel francobollo rosa. Un braccio, poi l’altro. "Oh issa Oh issa trattieni il fiato uno due e… tre! Forza che ci devo entrare che se ci stavo nel negozio devo anche adesso". Il body si dilata, i fiorellini diventano grandi come girasoli.
Rimirandosi allo specchio, rivede le occhiate divertite e incredule delle commesse.
“Ma non vorrà prenderlo davvero?!? Sembra un canotto…”. Sì, ridete pure... tanto loro non oserebbero mai... Le sembra di sentirli <<Ma come ti sta bene! È nuovo? Ottima scelta, cara!>>.
Quanto le piace quel “cara”, detto così.
Sincero.
Senza accenti falsi né ironici.
Indossa il cappotto, che fuori è più freddo del solito e andare in giro con un body (rosa, pieno di paillettes e ricami) non scalda certo. Però non si può coprire il vestito con altri indumenti, giacche a parte.
È una delle regole.
Chiude la porta alle sue spalle.
La riapre subito dopo, di corsa.
"E adesso dove accidenti è finita la busta?" Eccola. Sepolta da bollette e appunti, incarti di panini e avanzi di pizza sbocconcellata.
Afferra la busta e richiude la porta. Veloce in metropolitana.
Il treno si sta avvicinando, sente lo sferragliare. Non si può fare tardi! Altra regola.
Ecchissenefrega degli sguardi sfuggenti ma neanche tanto degli altri passeggeri. Sì, forse è strano vedere una donna andare in giro di notte con in mano un nastro da ginnastica artistica e scarpette da ballerina.
Matta.
Anna stringe forte quella striscia di raso. Lei non è pazza.
È semplicemente una ginnasta. Ginnasta di 93 chili "…scarsi, che l’ultima dieta ha dato qualche risultato", donnone di trentanove anni "…non ancora quaranta. Non sono quaranta fino all’ultimo minuto", ma pur sempre ginnasta.
Neanche mezz’ora dopo, sta già suonando il campanello per farsi aprire il portone. Quando le aprono la porta "…sei piani senza ascensore…" sbuffa peggio di una locomotiva.
Sente voci in sottofondo …devono essere arrivati quasi tutti… speriamo di non essere l’ultima…
<<Ciao tesora! Come stai?>>. Le viene incontro, aiutandola a sfilarsi il cappotto. Anna nota subito il vestito nuovo "…ma dove li troverà? E stavolta si è messa anche il diadema".
L’altra adocchia immediatamente il body, <<…è un amooree! E poi ti sta d’incanto!! Sì sì il rosa ti dona e mette in risalto la tua figura, cara!>>.
Anna non è convinta sia positivo mettere in risalto una figura come la sua.
Sorride.
<<Anche il tuo vestito mi piace molto>>. Abito da principessa, stile bomboniera. Con il cerchio sul fondo, che una volta seduta si solleva e quasi le copre il viso "…e per forza perde sempre se non vede le carte…" ma va bene perché una quasi regina si deve distinguere.
Perché Monica è una principessa.
E non importa cosa realmente faccia; là dentro è una vera principessa come Anna è una ginnasta "…di 93 chili scarsi…" e come Danilo è in sciopero perenne.
Eccolo, già in postazione, con l’inseparabile cartello. C’è scritta sempre la stessa cosa: SCIOPERO, a caratteri cubitali. Da tempo protesta per rivendicare un sacrosanto diritto: quello di non far niente.
Agita la mano, salutando Anna.
Accanto a lui, Agata. Con il solito tutù, ingiallito dal tempo trascorso dentro un baule e che si aggrappa a fatica a quel corpo nodoso e pieno di grinze.
Prosciugato.
La punta dei piedi non arriva nemmeno al gesso delle scarpette e la schiena è incurvata “come il collo di un cigno”. Parole della stessa Agata.
"Come una vecchia sequoia stanca…" pensiero di Anna.
Una volta, Agata provò un passo di danza, per mostrarlo agli altri. Albero secco che tende i rami verso il cielo per poi stramazzare al suolo, abbattuto.
Un piombo. Era precipitata al suolo come un piombo. Nemmeno un decimo di secondo sulle punte. Almeno non si era rotta niente, neppure l’orgoglio si era incrinato più di tanto.
Si erano spaventati tutti, anche la principessa.
Principessa con mani un po’ sciupate e unghie smangiucchiate, da bambina "…che mia madre ci avrebbe messo sopra il peperoncino e allora voglio vedere se ti mangi ancora le unghie che ti vengono i vermi nella pancia e se ti lamenti che ti fa male la pancia poi non venire a piangere da me che te le suono…" capelli cotonati e trucco che affonda nei solchi del viso. Anche lei si prepara con cura. Tutti si preparano con cura.
Marzio deve essere appena arrivato; il torace si dilata ancora avido di aria. E sì che lui sembra un’acciuga e dovrebbe fare quelle scale volando.
Ha in mano la sua valigetta. Solo che stavolta è legata con del filo.
<<Ero di fretta; mi vestivo e cercavo tutte le mie cose. Nel frattempo litigavo con mia moglie che brontolava per queste uscite “strane”… Donne… anzi, mogli! Come se uno vestito elegante dovesse per forza fare qualcosa di sporco. Afferro la valigetta e resto con il manico in mano! Rotta!! E mia moglie che ridacchia… alla fine l’ho legata con un po’ di spago. La valigia, non la moglie… eh eh… Certo, non è onorevole per un imprenditore infallibile come me, ma stavolta non avevo altro>>.
Marzio, l’imprenditore. Chissà cosa fa realmente nella sua vita.
Chissà cosa fanno tutti gli altri. Ma è vietato scoprire qualcosa sui componenti del gruppo. Nessuno sa chi organizzi queste “serate”, forse non è nemmeno importante. Arriva una lettera anonima che ti dice dove recarti per trascorrere una serata “speciale”, tutto qua. Può essere una volta alla settimana, al mese, o anche di più.
L’importante è che arrivi.
<<Gianni è sempre in ritardo>>, si lamenta Monica, facendo frusciare la seta dell’abito.
Agata sorride, mostrando i pochi denti rimasti in quella voragine scura.
<<Io non ho fretta>>, sussurra.
Intanto continua a mescolare le carte, mentre Danilo parlotta con Marzio, spiegando gli sviluppi del piano d’azione, mirato a far valere i suoi diritti di nullafacente. Marzio sa che fuori da quell’appartamento le sue parole non hanno alcun valore, ma là dentro sono qualcosa di assoluto.
Suonano alla porta. È sempre Monica ad aprire; mentre esclama un “finalmente…”, le parole si spengono in bocca.
Non è Gianni. E non ha nemmeno il vestito da pagliaccio del circo.
Un ometto anonimo e simile a tutti quelli che si incontrano per strada. Si presenta.
Luigi.
Stessa espressione del primo giorno di Anna, stessa espressione del primo giorno di tutti, stesso abbigliamento normale. E chissà come sarà vestito la prossima volta, quando capirà tutte quelle regole non scritte.
Gianni è stato tagliato fuori. Non sarà mica morto??!? O forse ha parlato con qualcuno… che non si deve dire a nessuno di questi incontri e di cosa succeda dentro l’appartamento.
Altra regola.
Anna sa che toccherà anche a lei. Che non le arriveranno più le lettere di avviso e questo significherà che la sua presenza non è più gradita. Però chissà come accade… o se succede solo quando uno muore.
Perché nessuno sa che fine facciano quelli che scompaiono e con che criterio siano scelti i sostituti.
E non servirebbe mettere su un gruppo simile, tra amici …magari… perché ciò che li unisce è quel desiderio quel desiderio speciale che forse sì… "forse è stato quello a farci scegliere fra tanti… ma allora dov’è Gianni che non ci credo abbia smesso di desiderare… di sognare… e mi manca… da quando ci sono io uno nuovo non è mai arrivato e ho paura… se poi tocca a me… poi il body nemmeno a carnevale e mi piace così e mi piace tutto questo…"
Un giorno, fra le bollette e la solita pubblicità "…accidenti non vogliono capire ho anche chiamato per dirgli di smettere di spedirmi queste schifezze ma non ci penso nemmeno a pagare", Anna trova una busta sigillata senza mittente.
Dentro c’era il primo invito per quella strana serata.
Andò tanto per fare qualcosa di diverso …così ho un’altra scusa per saltare la palestra, vestita normalmente. Aprendo la porta, si trovò davanti una specie di circo.
Una vecchia in tutù, una pazza tipo damina principessa, uno con un cartello, uno in giacca e cravatta e uno vestito da clown.
La serata più assurda e divertente della sua vita. Capì che ognuno si vestiva come ciò che voleva essere e non sarebbe mai stato. Vestito come uno di quei sogni che se non sono duri come i sassi finiscono sempre per incrinarsi e rompersi, spesso senza che uno se ne accorga.
La volta dopo …e per fortuna c’e stata una volta dopo, lei si presenta con un body nero (che snellisce) e un cerchio. Era una ginnasta.
Da piccola guardava le gare in tivù e consumava interi rotoli di cartaigienica, saltando sui divani. Alla fine la mamma si arrese e la portò in una palestra.
Crudeli.
<<La metta a dieta. Sua figlia non si alzerebbe di un centimetro da terra. Ci rivedremo fra venti chili in meno>>.
Crudeli. Nemmeno avere la decenza di dirglielo da parte.
No.
Davanti a tutti e davanti a lei. Ma questo lo pensò solo qualche anno dopo.
La sua carriera finì prima di iniziare. E faglielo capire a quelli là che a lei bastava stare in body e zompettare un po’. Mica voleva diventare come Nadia Comaneci …e pazienza se fa ritmica.
<<Possiamo iniziare, ora? Dai, Luigi, trovati un posto>>, esclama Marzio. Agata dà le carte. Il nuovo arrivato, timido e impacciato, si siede ringraziando.
Ringrazia e non fa domande per lo show cui sta assistendo, come fosse assolutamente normale.
Danilo poggia il cartello in terra, sgranchendosi la schiena e le braccia. Anche oggi deve essere stato faticoso. Anna lo vede spesso stanco.
Come tutti.
Stanchi.
Il grosso terranova nero sbadiglia in un angolo. Ormai non ci fanno più caso, quel cane fa parte del tutto e ognuno di loro lo chiama in maniera diversa.
E il cane non risponde a nessuno "…e fa bene che se mi chiama uno sconosciuto io nemmeno mi giro… e invece si pretende che gli animali siano sempre là per noi e cuccicucci parlare bene no?? Mica sono scemi come noi gli animali…" e non si muove mai dal suo cuscino. Sarà del proprietario della casa.
La casa.
Di chi è? Nessuno lo sa e nessuno sembra interessato a scoprirlo. Basta sapere che c’è, che a loro è stata data questa opportunità.
E nessuno sa quando è perché sia iniziato tutto ciò. Interminabile catena. Niente domande …bisogna godersela finché possibile…
Le carte scivolano sul tavolo. Che poi non è così importante se sono buone o no, se si vince o no. Monica lo sa bene e stavolta la sua gonna si solleva tanto da nasconderle quasi tutto il viso.
Ora di andare. Anna si stringe nel suo cappotto, poi aiuta Monica e Agata a prepararsi per uscire.
Tutti a casa. Ognuno prende direzioni diverse. Anna sale in metrò, parte l’ultimo treno. Stavolta la partita è durata tanto.
Sul vagone, i soliti ragazzini pasticciano con scritte illeggibili le pareti, lanciandole occhiate per capire se sia rompiscatole o no.
"Fate pure non me ne frega niente di voi poveri scemi e delle vostre azioni ancora più sceme e tanto lo so che ridete di me e pensate guarda la donna cannone che schifo luridi pezzenti voi mi fate ancora più schifo". Si avvolge nella giacca, anche se non è freddo. Copre il body "va a finire che se lo vedono mi danno fastidio a casa mi faccio una cioccolata sì mi va proprio domani mattina devo portare gli appunti a lavoro magari Gianni lo incontro una volta per strada sarebbe bello Luigi sembra una brava persona la prossima volta andrà meglio".
Copre il nastro, nascondendolo sotto il cappotto.
A casa, si sfila il body, il quale sembra tirare un sospiro di sollievo, sgonfiandosi e tornando a dimensioni quasi normali. Lo ripone nell’armadio, in un angolo, "perché non si sa mai se lo vedono" …ma chi lo vede… "e magari capita e poi chi li sente più" …ma chi??… con coretti e prese in giro. Anche il nastro bisogna piegarlo bene.
"…e poi prenderò le clavette. Non le porto quasi mai".
FINE