Invia il tuo racconto
In questo forum puoi inviare il tuo racconto. Se vuoi recensire un racconto vai alla pagina RECENSISCI I RACCONTI
Vai alla discussione: PrecedenteSuccessiva
Vai a: Elenco messaggiNuova discussioneCerca
invio racconto: La Metropolitana
Inviato da: E. Misto' (---.eu.solvay.com)
Data: mercoledì, 19 maggio 2004 - 07:48

Racconto sul solito tram tram

La metropolitana

Di E. Mistò

Ogni giorno è uguale all’altro. Mi sveglio, faccio la colazione, corro in bagno, la doccia, il trucco, mi vesto, corro per prendere l’autobus, corro per prendere la metropolitana, mi fermo, ho mezz’ora.
Ta tam, ta tam, ta tam, mi siedo. Mi piace la metropolitana coi sedili perpendicolari, come quelli dei pullman. Quando trovo questi sedili riesco sempre a sedermi. Il massimo della vita è quando riesco a sedermi nell’ultimo sedile, proprio quello in fondo, affianco al finestrino, il mondo intero si accalca intorno a me ed io guardo fuori dal finestrino. Una galleria infinita, a volte uno slargo, a volte una deviazione che va a finire chissà dove, poi la fermata, un’altra fermata e un’altra ancora. La cosa che più mi stupisce sono quelle scritte, quei segni lasciati nei punti più strani e irraggiungibili.
Ta tam, ta tam, ta tam, penso. Ogni tanto capita anche di pensare. Quello lì l’ho visto l’altro giorno, faccia strana, barba lunga, aspetto dimesso, chissà cosa fa, chissà qual’è il suo segreto, chissà se è felice, dall’aspetto non si direbbe.
Ta tam, ta tam, ta tam, guardo. Guarda quei due, stanotte hanno sicuramente fatto l’amore, praticamente si guardano come se lo stessero facendo ancora, non si accorgono che attorno a loro c’è una marea di gente che li spinge e li strattona. Mi sa che stasera ci riprovano.
Ta tam, ta tam, ta tam. Però che roba, la gente che sta in piedi davanti alle porte se ne frega di chi deve salire, non si sposta neanche se li minacci col kalašnikov, è rimasta a terra un mucchio di gente, arriverà in ritardo, per salire la gente deve imparare a spingere, a sgomitare, io ora lo faccio sempre e raramente sto a terra.
La mia fermata, sono arrivata, scendo, ancora due scale mobili. Come al solito siamo imbottigliati, tutti disposti su due file. Se anche si sposta quello davanti, ne hai altri cento che non fiatano nemmeno. Pazienza, tanto sono arrivata.
Corro per prendere l’autobus, corro, arrivo al lavoro, corro, una telefonata, un fax, un problema, poi di nuovo mille telefonate, mille fax e mille problemi. Pausa pranzo, un panino, un caffè, una sigaretta, due chiacchiere, e un problema, mille problemi, i tuoi, quelli del collega, l’azienda che non ha raggiunto l’obiettivo di quest’anno ma solo quello dell’anno scorso. Di nuovo al lavoro, il telefono non funziona, il computer che si impalla, il capo che è arrabbiato col tuo capo perché non ha corso abbastanza, il tuo capo che è arrabbiato con te perché tu non hai corso abbastanza.
Torno a casa, corro, prendo l’autobus, arrivo in metropolitana, mi fermo, ho mezz’ora, chissà se trovo da sedermi.
Ta tam, ta tam, ta tam, sto in piedi. La sera non trovo mai da sedere. Magari riesco a leggere quel romanzo che ho nella borsa da un mese. Ho caldo, perché non aprono i finestrini? L’altro giorno per aprirne uno mi sono spezzata un’unghia. L’ombrello del vicino mi sta sgocciolando nella scarpa, se gli dico qualcosa magari si arrabbia, se non gli dico niente mi arrabbio io, forse riesco a scivolare un po’ più in là.
Ta tam, ta tam, ta tam, penso. Stasera cosa faccio da mangiare? Pollo e patate o pasta? Mi sa che mi faccio una pastina. Ma chi ha voglia di cucinare? Quasi quasi compro una pizza sotto casa, mi affitto quel film che volevo vedere e vado a dormire presto. Domani ho il corso di inglese. Già, inglese, dovrei fare i compiti, veramente dovrei preparare anche la relazione per il capo.
Ta tam, ta tam, ta tam, guardo. Guarda quella donna che faccia distrutta, avrà lavorato tutto il giorno, e adesso a casa dovrà fare il resto, tutto sommato è meglio che si sieda lei. Che puzza, bisognerebbe viaggiare con fialette di profumo infilate nel naso.
Ta tam, ta tam, ta tam. Ancora due fermate e ci sono. To’, l’annuncio che stavo cercando, se riesco a prendere la penna senza far cadere tutto, compresa me stessa, segno il numero. Fatto, che equilibrio! Ieri però son caduta, dopo anni di allenamento una frenata particolarmente brusca mi ha fregato.
Sono arrivata, due scale mobili e ho guadagnato l’uscita. Non c’è tanta gente ma stanno tutti attaccati, forse se salgono in fila indiana pensano di perdere quei tre secondi che cambiano la vita. Però mi piacerebbe proprio sapere perché nessuno in Italia tenga mai la destra? Ma come fanno gli italiani a stare più a sinistra di qualsiasi altro, perfino dei russi? Domani li guardo meglio, magari riesco a capirli.
Ecco l’autobus, tra dieci minuti sono a casa. Finalmente penso un po’ a me stessa. Stasera mi faccio un bel bagno con quei sali nuovi.



Il tuo nome: 
La tua E-mail: 
Titolo discussione: 
Prevenzione spam:
Per favore, inserisci il codice seguente nella casella di testo. Questo aiuta a bloccare i sistemi automatici che tentano di inviare questo post automaticamente. Se viene inserito un codice errato, sarà creata una nuova immagine ed avrai una nuova possibilità di inserirlo correttamente.
CAPTCHA
Questo forum è moderato. Il tuo messaggio non sarà visibile fino a quando non sarà approvato dal moderatore o dall'amministratore
N.B. Il forum è moderato. I messaggi inseriti non compariranno subito.
This forum powered by Phorum.