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La ragazza della fermata
Inviato da: Clara Campi (151.29.216.---)
Data: domenica, 16 maggio 2004 - 00:19

La ragazza della fermata




Vanessa ha solo voglia di dormire. Stare nel letto al caldo… Che meraviglia.
Invece deve camminare in quella fredda mattina di marzo per prendere l’autobus per andare a scuola.
Vanessa odia marzo, è un mese stupido, perché di mattina fa freddo e quindi è costretta a coprirsi bene, mentre a mezzogiorno fa caldo e per questo suda sulla strada del ritorno a casa. E la cosa che più odia Vanessa è sudare.
Gli occhi socchiusi e assonnati ad un tratto si spalancano. Eccola. Lei è lì, sta aspettando l’autobus.
Anche lei ha sonno e non ha voglia di andare a scuola. E’ così bella… Ma Vanessa non ha il coraggio di rivolgerle la parola.
Ecco l’autobus. Sale, si siede, e sonnecchia mentre gli auricolari riproducono nelle sue orecchie le canzoni di “Splinter” degli Offspring.

Scuola, intervallo.
- Katy, è bellissima…
- Uff, che noia! Ogni volta che la incontri alla fermata passi tutta la giornata a pensare a lei. Basta! Se ti piace così tanto conoscila! – risponde Katy, prendendo il pacchetto di sigarette dallo zaino – vieni fuori? – chiede.
- No, fa freddo. Me ne sto qui sola a pensare a lei.
- Bla bla bla. Mi fumo una sizza e torno.
- Fumare fa male ed è costoso!
- Chiudi il becco! – esclama uscendo dall’aula.
Vanessa va alla finestra. E’ una giornata grigia, una di quelle che molti definiscono come “tipica giornata milanese”, definizione da lei odiata, perché secondo lei falsa. Milano non è sempre grigia, spesso il cielo è azzurro, alcune mattine il sole risplende come una grande palla arancione. Lei ama Milano. Forse la ama perché, anche se ci passa gran parte delle sue giornate, non ci vive. Vive in provincia, e si sveglia col canto degli uccellini (cosa che suona molto poetica alle orecchie di chi si sveglia con i rumori del traffico).
Pensa alla ragazza della fermata. Sul suo zaino c’è scritto “Ele”, quindi probabilmente si chiama Eleonora o Elena.
E’ magra, bassa, con i capelli neri. E’ molto graziosa a vederla, ma veramente rozza nel parlare. Vanessa lo sa perché le è capitato di sentirla chiacchierare con le sue amiche truzze.
Guardando fuori dalla finestra immagina come sarebbe passeggiare mano nella mano con lei…

Passano alcuni giorni. Ma Vanessa non la vede più alla fermata.
Non ci pensa più di tanto, è un periodo in cui è indaffarata. La sua compagnia teatrale deve mettere in scena il fantasma di Canterville, ed è la prima volta, in tre anni d’attività, che lavorano su un testo già esistente. In più anche all’altro laboratorio di recitazione che frequenta stanno iniziando a preparare il saggio.
E poi quest’anno ha la maturità. Vanessa non è mai stata una ragazza studiosa, ma ora c’è da iniziare a scrivere la tesina e a far in modo di non rimanere troppo indietro con lo studio in vista dell’esame… L’ultima cosa che vuole Vanessa è perdere un altro anno di scuola.
Non ce la fa più. Vuole solo prendere il diploma per potersi dedicare esclusivamente al teatro. Comunque è contenta di aver frequentato il liceo artistico. E’ sicuramente meno peggio di tutte le altre scuole.
Lei ha tutte le giornate piene, ma nei week-end si sente molto sola. Gli unici suoi amici sono Katy e alcuni ragazzi della compagnia teatrale, con cui non esce molto spesso. Se si ferma a pensare, si sente così sola… E in quei momenti le dispiace di questi giorni passati senza vedere Ele.

E poi, rieccola. Troppo, troppo carina. Vanessa la guarda con la coda dell’occhio, finge di non prestarle attenzione ma non la perde un attimo di vista… Ed ecco che Ele le si avvicina. E per la prima volta le rivolge la parola: - Hai d’accendere?
- No, non fumo – risponde Vanessa, mentre in lei sentimenti ridicolmente sproporzionati alla situazione si scontrano. Gioia e disperazione la riempiono mentre Ele chiede d’accendere a qualcun altro. Gioia, perché finalmente lei le ha parlato. Disperazione perché non ha potuto esaudire la sua richiesta. Arriva l’autobus, su cui sale.
Mezz’ora dopo Vanessa è davanti alla sua scuola, ma prima di entrare passa nella tabaccheria lì vicina. Compra un accendino.

Dopo tre ore di lezione, l’intervallo. Come di consueto tutti schizzano fuori dall’aula al suono della campanella, tutti tranne Vanessa e Katy (che non si fionda fuori come gli altri solo perché Vanessa, o Vanz, come la chiama lei, non lo fa).
Vanessa (grande novità) attacca a parlare della ragazza della fermata, finché Katy non la interrompe:
- A te piace soffrire.
- Direi che questo può essere considerato un ossimoro – risponde Vanessa.
- Non me ne frega niente di come può essere considerato. Cioè, quello che voglio dire è che tu alla fine adori recitare la parte dell’eroina romantica, che soffre in silenzio per il suo amore impossibile!
- Certo, ma hai fatto un errore fondamentale: io sono un’attrice, quindi adoro recitare qualsiasi parte.
- Ma @!#$ paletta, sei insopportabile!! Lo sai che non sto parlando di recitare sul palco! Tu non ti accontenti mica di farlo solo lì, sei troppo esibizionista! Per questo ti sei creata questa struggente storia di un amore non ricambiato… E’ tutta finzione! A te non importa nulla di Ele o come cavolo si chiama! Tu ami la sua… La sua immagine. La sua immagine di donna che non ti ricambierà mai! E se lei ti amasse, tutto il tuo interesse, puff!, scomparirebbe!!
- Interessante teoria – risponde Vanessa, impassibile.
- Uff, basta, ci rinuncio! – esclama Katy afferrando il pacchetto di sigarette ed uscendo dalla classe.

Vanessa, anche se non lo dà a vedere, rimugina su questa piccola discussione per il resto della giornata.
Non aveva mai guardato ai fatti sotto quel punto di vista, ma chissà.
Chissà. Forse Katy ha ragione. In fondo capita spesso che abbia ragione.
Forse è tutto una fissazione di Vanessa, non c’è del vero amore. Insomma, quando si è soli e si vuol creare un sentimento dal nulla, quale sentimento migliore dell’amore non corrisposto? L’amore unilaterale: l’unico vero amore, in quanto in assenza di un rapporto il sentimento non evolve, non cambia e di conseguenza non finisce! E’ l’amore perfetto! Ed era forse la bramosia di viverlo che le aveva fatto credere di provarlo per Ele?

…Naa. Ele è bella, dolce e soprattutto graziosa. Tutto qui.

Venerdì. Si prospetta un altro week-end solitario per Vanessa.
Almeno finché non squilla il cellulare. Messaggio: “Ciao zia,doma t gira d uscire con me e un po’ d friends?risp”
Katy. Vanessa accetta.

Non fa freddo quel sabato, e questo mette Vanessa di buon umore.
Deve incontrare Katy alla fermata della metro di Porta Genova. Arriva in anticipo, ma Katy è già lì. Fanno una passeggiata in fiera e poi vanno alle colonne di San Lorenzo, dove Katy le presenta i suoi amici.
Con un sorrisone le presenta il famoso Sid, di cui parla sempre, e Vanessa capisce come mai. E’ carinissimo, con i capelli neri a spuntoni, i jeans strappati e un sorriso accattivante, dai denti bianchi ma irregolari, con un incisivo spezzato. Ma Vanessa perde immediatamente interesse per Sid appena vede Antea.
Un metro e cinquantacinque di bellezza mozzafiato. Carnagione scura, occhi verdi, labbra carnose e lunghi capelli castani scompigliati, corpo morbidamente formoso. Vanessa non ha mai visto dal vivo una ragazza così bella.
Antea mostra un grande interesse per lei, al punto di parlarle per tutto il pomeriggio, ignorando Luca detto Il Lercio, con cui stava parlando prima.
Quando Vanessa deve andare via, Antea le chiede il numero di telefono, e lei glielo dà.

Domenica. Vanessa si alza tardi, come al solito, ma questa volta non è stata sua madre a svegliarla, ma il suo cellullare.
Un messaggio di Antea, che le chiede se ha impegni per lunedì pomeriggio. Il lunedì è uno dei pochi giorni liberi di Vanessa, che lo scrive ad Antea, la quale le chiede di uscire. Vanessa ne è felice. Pensa che Antea sia una persona interessante, che vale la pena di conoscere un po’ meglio.
Lunedì piove, e questo mette Vanessa di cattivo umore. Lei non odia la pioggia, ma odia gli ombrelli, quindi non li usa, e ogni volta che piove si inzuppa.
Antea dice che girare con la pioggia è una rottura e propone di andare a casa sua.
Vanessa, non sa perché, rimane sorpresa quando Antea la porta in una zona piuttosto ricca, e quando entra nell’appartamento, sente che c’è qualcosa che non va. Sente che quella casa non è di Antea, o non proprio. Ma non fa caso a queste sensazioni. In fondo, chi se ne importa?
Antea le offre da bere e accende la televisione. Fanno un po’ di zapping sedute sul divano, Antea le appoggia la testa sulla spalla. Ha un buon profumo… Quando Antea la bacia, Vanessa rimane un po’ sorpresa, ma ricambia il bacio.
Si baciano, si accarezzano, lentamente iniziano a spogliarsi.
Tutto va alla grande fino a quando Antea le sussurra all’orecchio: - Ho sempre desiderato scoparmi una donna…
Alt. Vanessa si raffredda all’improvviso. Vanessa odia la volgarità e l’aridità di sentimenti. E d’improvviso quella situazione le appare volgare e arida. Spinge via Antea, si riveste, prende la borsa e scappa.
Scappa senza dire una sola parola ad Antea.
Vanessa piange mentre va via. E’ lieta della pioggia, che mimetizza le sue lacrime. Lei odia piangere e non sa perché lo sta facendo. Non sa nemmeno perché è scappata via. Sarebbe potuta restare e fare del sesso fantastico con una ragazza bellissima. In fondo era quello che voleva, e non le interessava un legame più profondo con Antea. Ma allora, perché questa fuga? No, non lo sapeva. Semplicemente ad un tratto la situazione le era sembrata così… squallida.

La mattina successiva Vanessa si sente molto giù.
E’ in ritardo per prendere il pullman ma non le importa. Mal che vada entrerà in classe alla seconda ora.
Cammina verso la fermata strisciando i piedi. Oltretutto, ha un sonno incredibile.
Ad un certo punto la vede.
Dato che era in ritardo, non si aspettava proprio di incontrarla quella mattina. E’ appoggiata al muro, lo zainetto con la scritta “Ele” è buttato ai suoi piedi.
Tira fuori una sigaretta e fruga nella tasca, poi sbuffa.
Vanessa le si avvicina e le chiede: - Vuoi d’accendere?
- Sì, grazie – risponde Ele.
Vanessa, sorridendo, le accende la sigaretta con l’accendino che aveva comprato qualche giorno prima. Non era stato un acquisto inutile.


Clara Campi
[utenti.lycos.it]

RE: La ragazza della fermata
Inviato da: zupperman (---.dialup.tiscali.it)
Data: lunedì, 17 maggio 2004 - 23:41

...mmmmmmmmmmmmmm..........focalizzerei il tutto su "L’amore unilaterale: l’unico vero amore, in quanto in assenza di un rapporto il sentimento non evolve, non cambia e di conseguenza non finisce! E’ l’amore perfetto! ".....si....concordo molto

sono il primooooo!!!...smiling smiley

RE: La ragazza della fermata
Inviato da: na. (---.fastres.net)
Data: mercoledì, 19 maggio 2004 - 16:35

il Dramma dell'Ideale.sì.
Le Antee hanno spesso un buon odore,hai ragione.
Troppe Antee.
ma se fossero una sola?
"non c'è nessuno da svegliare" (presunzione a parte)
una sola aiuto.cattiva.
Attenta agli acquisti.

Spero non ti sia "Fermata.


dicamo pure che anche di sid,un po' troppi.
ogni anno la zona ne partorisce di nuovi.
ci sarà qualcosa sotto,un accordo tra chi e chi.
di fatto continua a funzionare.
ciclo usa e getta
e solo più tardi,
capita,spesso
per caso,
di guardare.

nulla.

RE: La ragazza della fermata
Inviato da: . (---.fastres.net)
Data: mercoledì, 19 maggio 2004 - 18:35

si superuomo no

RE: La ragazza della fermata
Inviato da: Claudio (62.13.170.---)
Data: mercoledì, 19 maggio 2004 - 19:16

Ho letto.
In alcuni punti, sostiene, spinge avanti nella lettura.
In altri è un po' didascalico, nel senso che è più spiegazione che sentimento, sebbene poi stia spiegando un sentimento.
Ad ogni modo, carino.

Ciao

Claudio

RE: La ragazza della fermata
Inviato da: Clara Campi (---.31-151.libero.it)
Data: lunedì, 24 maggio 2004 - 15:52

Grazie a tutti quelli che hanno letto il mio racconto e a chi l'ha commentato... Anche se alcuni commenti non li ho capiti, boh...

RE: La ragazza della fermata
Inviato da: dona (---.30-151.libero.it)
Data: venerdì, 11 giugno 2004 - 00:48

per fortuna non sono l'unica a non averli capiti.. non sono una "letterata".. il tuo racconto é davvero carino.

RE: La ragazza della fermata
Inviato da: Nycolas (---.sociologia.unimib.it)
Data: venerdì, 18 giugno 2004 - 14:26

Il tuo racconto è scritto bene e c'è dell'emozione dentro. A mio parere, lavorandoci ancora un po' sopra e limandolo il giusto, può diventare un testo decisamente buono



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