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la venticinquesima ora
Inviato da: pierpaolo porto (---.dialup.tiscali.it)
Data: venerdì, 13 febbraio 2004 - 14:01

LA VENTICINQUESIMA ORA


Il grande orologio digitale si ergeva al centro della piazza del NON-TEMPO.
Un’enorme folla, seguiva silenziosa, l’evoluzione digitale dei secondi.
ORE 24.52
Soltanto otto minuti del Ciò Che Era e ogni cosa si sarebbe compiuta.
Certo era occorsa tanta fatica, ricordo (mancano otto minuti e posso ricordare!) al principio estenuanti sedute di whisky (bevanda prodotta nel Ciò Che Era), lunghi accordi di chitarra, profondi respiri di erbe proibite… mi torna in mente una notte trascorsa con quattro miscredenti materialisti che, offuscati dalla loro ovvietà, non scorgevano la luminosità intemporale del mio DioImperatore. Fu molto faticoso… dovemmo tornare indietro di circa duecento milioni di anni e poi fino all’essenza informe.
I quattro miscredenti guardavano al mio DioImperatore con disprezzo razionale, allora Egli prese il pensiero ed aprì le porte e le finestre ed essi videro la luce e proposero nell’immediato un comitato di liberazione pro-intemporale… questo è un episodio tra i tanti, giusto per spiegare quanto difficile sia stato.
ORE 24.53
Sette minuti. La folla nella piazza del NON-TEMPO restava ferma e silenziosa.
Nelle altre piazze e vie della città, si consumavano travolgenti festeggiamenti pirotecnici.
In piazza dio Bacco, un ambiguo presentatore, figlio di uno dei tre Pontefici, conduceva un programma televisivo che poteva essere visto anche dai non vedenti, ma solo in viale dei cristalli liquidi. Ballerine, cantanti di successo, istrionici attori, sportivi di qualità oltre che di quantità, erano ospiti del lussurioso conduttore. Questo si muoveva sul palco con gran dimestichezza, infilava un ospite dietro l’altro, ne gustava l’esibizione e quindi l’intervistava chiedendo loro cosa avrebbero fatto una volta trascorso il Ciò Che Era e questi, sorridenti e felici, rispondevano con un sorriso di felicità.
ORE 24.54
Sei minuti. Nel parco dei Folli, abili circensi commentavano delle vecchie fotografie di quando il mio DioImperatore era bambino e sorrideva. Era evidente, secondo il loro equilibrato parere, il principio del NON-TEMPO espresso nella dilatazione delle sue labbra; era poi stata trasmessa, sul maxi schermo satellitare, una vecchia intervista a colori, fatta ad un parente del mio DioImperatore. Il parente (un cugino che io ebbi la fortuna di conoscere) raccontava della notte in cui il mio DioImperatore diede forma al Concetto. Al termine dell’intervista seguì il grande applauso dei folli del parco.
ORE 24.55
Cinque minuti. In viale della Percezione, disposti lateralmente, una serie di stands gastronomici: ognuno poteva gustare la pietanza che più preferiva e soltanto svuotando le proprie tasche di rettangolari fogli di carta sui quali erano l’effigie di uomini e donne che avevano contribuito alla crescita socio-culturale-economica della moderna società civile abbastanza industrializzata; tutte quelle cartacce (dette danaro nel Ciò Che Era), venivano fatte cadere nel pozzo dell’Inconsistenza, dove un celebre piromane provvedeva a versarvi litri ed ettolitri di oro nero, poi, eseguendo sensazionali acrobazie, dava fuoco alla corda appartenuta all’ultimo degli impiccati, questa bruciava lentamente, descrivendo, per mano del piromane, intuizioni manifeste nel silenzio del mio DioImperatore. La corda scivolò per volere nel pozzo e un grosso fuoco prese ad agitarsi nell’ultima notte.
ORE 24.56
Quattro minuti. In via delle Sette Note si poteva assistere alle sensazionali prove musicali dei chitarristi delle chitarre elettriche dalle undici corde trasparenti.
Erano in cento, disposti sui lati della strada, in fila indiana, cinquanta per lato. Al centro della via, a distanza di dieci metri l’uno dall’altro, quattro suonatori di fisarmonica, tra il secondo e il terzo, un sassofonista.
Ognuno suonava una propria musica, le note di ogni strumento erano sospinte verso l’alto da centocinque piccoli ventilatori, retti da una fascia legata attorno alla testa dei musicisti. Le musiche si dirigevano verso un unico e solo punto che stava quindici metri sopra alla testa del sassofonista. Lì, sorretto da due aste, un gigantesco ventilatore a trentatré eliche, ognuna di dimensione e colore diverso. In quel punto della notte (quello sopra alla testa del sassofonista), per mezzo delle ventole, le note si mescolavano formando un unico suono: si trattava di un’aria un po’ rock composta dal mio DioImperatore, durante una delle sue migrazioni extracorporali.
ORE 24.57
Tre minuti. Piazza dei Rapporti Sociali era tra le più affollate. Su un’enorme tendone bianco, steso sulla facciata di un antico palazzo a trentatré piani, verticali ed orizzontali, veniva proiettato un filmino amatoriale girato da uno degli apostoli intemporali.
Nel filmino, il mio DioImperatore, aveva un esplicito rapporto coito-verbale con le tre imperatrici sovrane.
Anche la gente che affollava la piazza aveva rapporti coito-verbali, ognuno con ognuno: giovanissime adolescenti si lasciavano cadere tra le braccia di ossequiosi e premurosi ginecologi, uomini di mezza età si avvicinavano alle muse delle loro giovani masturbazioni, trovandole ora vecchie e vogliose, matrimoni d’argento copulavano con matrimoni d’oro.
Si facevano promesse d’amore eterno, poi promesse di fedele amicizia e infine altisonanti promesse di rispetto, seguendo sempre una precisa formula oratoria. Allora tutti si spogliavano, le donne che avevano promesso amore aprivano le gambe agli uomini che avevano promesso amicizia e viceversa. Tutti infrangevano la loro promessa di rispetto, per poi poterne riformulare una nuova e quindi infrangerla ancora e via di seguito, orgasmo dopo orgasmo.
ORE 24.58
Due minuti. Nel quartiere dell’Illuminazione, genitori di altri figli e figli di altri genitori, passeggiavano commuovendosi. Le vie e le piazze del quartiere dell’Illuminazione, suscitavano in ognuno un turbinio di emozioni.
Lungo ogni strada, v’erano sculture, monumenti ed opere di memoria, alla base d’ognuna c’era una carica d’esplosivo, con tanto di timer!
E’ in quel quartiere che ebbe inizio la fine del Ciò Che Era. Il mio DioImperatore giunse alle porte dell’Illuminazione in una domenica pomeriggio d’agosto… era uno di quei pomeriggi così caldi che si dava per certa la morte di qualche vecchio! Sembrava una processione cristiana, ma anche un carnevale.
Il mio Dio Imperatore, seguito dai suoi apostoli intemporali, era sopra ad una carrozza aperta guidata da un cocchiere ubriaco che piangeva lacrime di whisky; le tre imperatrici sovrane erano distese di schiena, tenevano le gambe aperte e le puntavano verso l’alto, avevano i piedi nudi e li univano gli uni agli altri; Lui era in piedi, fermo, e spargeva il Seme agitando il Concetto.
Io ero lì, alle porte del quartiere, rinfrescavo l’asfalto rovente con il mio sudore e allora ero un eretico, capo di una congrega di eretici.
Eravamo armati di orologi e clessidre e parlavamo del giorno e della notte. Gli apostoli intemporali ci vennero incontro e ci fu una cruenta battaglia verbale: io gridai del sole e delle nuvole mosse dal vento e loro, tutti insieme, in coro… Sole. Nuvole, Vento… allora io raccontai di quando ero bambino, della mia giovinezza e di quello che sarebbe stato della mia vecchiaia e loro, con una sola voce… Bambino, Giovane, Vecchio… Il sole m’aveva cotto gli occhi e le labbra, vedevo la Disfatta travestita da Vittoria e forse avrei vinto se gli apostoli non si fossero rannicchiati unendo il pensiero al silenzio… avrei potuto vincere, ma Lui scese dal carro e venne verso di me… io sussurrai della guerra e della pace, dell’odio e dell’amore e Lui disse… Guerra, Pace, Odio, Amore… si avvicinò al mio viso e unì le labbra alle mie ed io divenni il suo apostolo intemporale detentore di parola e scrittura.
Quel pomeriggio ebbe tutto inizio, e quando verrà la fine, non ci sarà più inizio e fine.
ORE 24.59
Un minuto. Composta, ordinata, silenziosa, nella piazza del NON-TEMPO la folla prese a respirare l’ultimo minuto del Ciò Che Era.
Uomini e donne, vecchi e bambini, ognuno stringeva la mano di ognuno, ognuno una lacrima, ognuno una parola, l’ultima, stretta tra i denti… Due pipistrelli salirono nella notte e si cercarono nella luce di un riflettore.
Il palazzo imperiale s’innalzava a nord della piazza. Un’esplosione di luci ne illuminò il terrazzo. I tre Pontefici apparvero a immagine e somiglianza del mio DioImperatore, alle loro spalle le tre imperatrici sovrane: una piangeva, una sorrideva, una versava lacrime in un sorriso.
Presero posizione, i tre Pontefici a destra, le tre imperatrici sovrane a sinistra. Una serie di luci psichedeliche, veloci, scomposte, intense, picchiarono sul terrazzo di marmo bianco.
Apparve.
Il mio DioImperatore, fatto di luce ed oscurità.
Era vestito da regina, avvolto in un manto rosso porpora.
ORE 24.59.35
Venticinque secondi. Sorrise alla folla. L’ultima notte si riempì di energia.
Mosse la testa in segno d’invito e la parola che ognuno stringeva tra i denti venne urlata nell’ultimo soffio del vento. Ogni parola era diversa dall’altra, ogni essere aveva scelto una parola con cui seppellire il Ciò Che Era. Anche io ho urlato la mia ultima parola… era un nome.
Il Ciò Che Era avrà da vivere solo la eco di questo nome.
Il mio DioImperatore era fermo su se stesso… mi guardò… ma non guardò me.
ORE 24.59.47
Dodici secondi. Alzò il braccio sinistro e con un impercettibile movimento si liberò del manto mostrando le proprie fattezze. Tutti lo imitarono, tutti si svestirono per tornare ad essere solo carne.
Il mio DioImperatore si rannicchiò… la gente di ogni piazza, di ogni via, si rannicchiò. Strinsero insieme le ginocchia al petto e si lasciarono andare nella beatitudine.
ORE 24.59.55
Cinque secondi. Liberi nel ventre dell’ultima notte, in posizione fetale, lasciarono il Ciò Che Era e presero a vivere nell’Eternità del NON-TEMPO fatto di Pensiero Primordiale.
Chiusero gli occhi quando l’orologio digitale segnò l’ingresso nella…
ORE 25.00.00
…LA VENTICINQUESIMA ORA.

RE: la venticinquesima ora
Inviato da: Leopoldo (---.pool80180.interbusiness.it)
Data: martedì, 24 febbraio 2004 - 12:18

Allucinazioni da video-game catapultate in un'irreale orgia di parole ed immagini, sfugge il senso del tutto, potrebbe essere ancora nascosto tra la tastiera o appeso al filo conduttore dell'idea iniziale, è il riassunto di un'ipotetica bella ed esagerata festa a cui mancava quella famosa ora? Sarà!
Lo scritto corre, come la fantasia, ma non capisco dove mi voglia portare e che messaggio voglia dare. Piacevolmente inquietante, da leggere nel primo pomeriggio, per aver del tempo per ricostruilo.by leo.



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