le due sorelle
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camilla (---.RM2.albacom.net)
Data: venerdì, 24 gennaio 2003 - 11:01
LE DUE SORELLE
Il cielo è latte andato a male. I pendii scoscesi delle montagne aridi d’arbusti ammalati. Aprile è alle soglie. Un’aquila taglia l’aria a fette alla ricerca di misere prede senza scampo, nessuna foglia a proteggerle. La corriera che collega gli sparuti paesi sta disegnando il perimetro delle montagne nel silenzioso torpore della vallata. Prima di addentrarsi definitivamente nel parco, si ferma ad uno spiazzo. Il tempo necessario e poi riparte, manca solo l’ultimo Paese sperduto nella roccia, Vallepietra.
Una coppia di giovani turisti in gita sale e si va a sedere sul fondo dell’abitacolo liso dall’usura. Lo sguardo mortificato ed irrequieto. Due ragazzine del posto siedono nelle prime file. La Sorella Minore, Sara J, ha dieci anni, mamma le ha dato il nome di una nota interprete di telenovela. La Sorella Maggiore Annamaria, di quattordici, porta invece il nome che le ha assegnato il Padre.
La Sorella Minore si volta e spia la coppia di atterriti innamorati, emette una risatina di scherno e strattona la Sorella Maggiore. Annamaria non la degna di attenzione, dalle cuffie arancioni del suo registratore portatile si espande nella sua testa un tonfo sordo e ipnotico, le pulsano le tempie, svanisce il torpore, vuoto al suo posto.
Il Conducente è assonnato, dalle sei della mattina sempre lo stesso percorso, prima a salire poi a scendere, poi a salire e poi a scendere, poi di nuovo a salire e poi di nuovo a scendere… E’ l’ora di pranzo. Ha fame. La Sorella Minore strattona ancora la Sorella Maggiore. Le strappa una delle due cuffie e se la ficca nell’orecchio. Fa una smorfia e la lascia cadere sulle cosce della sorella. Annamaria si volta di sbieco e le lancia un’occhiata severa e minacciosa. Sara J arriccia il naso, borbotta ed infila il muso nel finestrino. Un arbusto le graffia il volto. Salta dallo spavento e dal male. Ora la guancia le brucia. Il Conducente guida troppo radente al muro. Due gocce di sangue le si vanno a posare sul candido colletto della camicetta.
Il Padre le aspetta come ogni giorno a pranzo. Una minestra, un piatto di pasta, qualche crosta avanzo delle forme di formaggio e via. Annamaria ha il compito di rassettare la casa, spazzare a terra, lavare le stoviglie, rovesciare la candeggina in bagno. Poi verso le quattro del pomeriggio raggiunge il Padre sul pendio, dietro la casa, un prato spelacchiato dove pascolano tre capre, una mucca ed una pecora da latte, due cani bianchi al seguito. Annamaria sostituisce il Padre. È l’ora in cui si ritira al Bar. Gioca a carte con i Vecchi Compagni sino all’ora di cena, quando ormai è già colmo come un otre dall’alcol.
La Sorella Minore la segue come un’ombra, fedele anche se con continuo disappunto. Annamaria deglutisce paziente, nei suoi occhi il fermofotogramma della fuga. Nella Grande Città.
La sera a tavola si rosicchiano i resti del pranzo che sono resti della cena precedente. Finché non si estinguono naturalmente con il corso del tempo. Davanti alla televisione della menzogna cui nessuno crede più ma che fa tanta compagnia. In un assoluto silenzio. I commenti repellenti di Sara J. Annamaria é assorta nei suoi pensieri. Il Padre non ci fa più caso. Sanno che tutto le procura insofferenza e prurito. Il suo sguardo sulla vita è alle ortiche.
La domenica è di festa. In Paese c’è il mercato. La piazza gremita. Un tempo di giovani. Ora dopo la messa solo resti della guerra. Qualche giovane di città torna ad illudere i genitori creduloni che abbia fatto fortuna. Lo sguardo tradisce sporche menzogne. Nella Grande Città solo miseria e vendetta. Un taglio sullo zigomo, inciso nella carne. Il volto del Giovane Delinquente di soli diciotto anni.
Annamaria, Sara J ed il Padre tengono un banchetto al mercato con il formaggio ricavato dai loro animali. Annamaria nota il Giovane. Il Giovane nota Annamaria. I loro occhi sono simili, carichi di abisso e di dolore congelato. Profondi e neri. Si aspettano.
La corriera sta risalendo la china. Annamaria ha negli occhi assenti il fermofotogramma del Giovane Delinquente. Sara J la punzecchia, non capisce perché la Sorella Maggiore non la veda. Si arrende come è costretta ogni giorno. Spunta la sua testolina di pagliuzze incenerite fuori dal finestrino. Il visino di una vecchia in un luogo dimenticato.
Quando non è domenica di mercato, il cielo è di ovatta. Si va in Paese a giocare. Il Padre beve da mattino a sera. Una partita infinita che prosegue da anni. Sara J detta legge e si azzuffa. Decide lei a cosa si gioca con le bambine del Paese. È selvatica, prevaricatrice. Annamaria osserva. Gli occhi vuoti e torbidi come imbevuti di albume. Ogni tanto interviene per proteggere la Sorella Minore dalle rivolte collettive, come fosse un dittatore poco prima della resa. Ripristina l’ordine effimero e si accascia nella pausa tra una ressa e l’altra. A pranzo tutti nelle proprie dimore. Annamaria e Sara J raminghe per il Paese, nessuno ha voglia di invitare le due Sorelle a pranzo. Una che non parla mai, sembra ritardata, l’altra che parla troppo, è insostenibile. Poveretta con un Padre ed una sorella così…
Un panino col prosciutto della Grande Città al Bar di papà, mentre lui indifferente prosegue nella sua partita senza fine. Nelle nuvole di fumo insidioso gli sguardi ambigui degli amici ubriachi dal ghigno rancido. Marciti nel Paese. Annamaria vuole uscire di lì ma Sara J testarda vuole rimanere a guardare papà giocare. Annamaria non se la sente di girare per il Paese da sola. La Sorella Minore sta abusando della sua pazienza. Si dimostra un’ingrata. Ad un tratto entra il Giovane Delinquente. Erano settimane che Annamaria viveva con la sua immagine sbiadita negli occhi. Da tempo lui non faceva ritorno a casa. I suoi vecchi sono i proprietari del Bar. La madre alla cassa, il padre al bancone. Il padre non gli rivolge la parola. Ha intuito che laggiù nella Grande Città c’è qualcosa che non va come dovrebbe. Ha suggerito al figlio di tornare al Paese e di occuparsi del Bar. Il Giovane Delinquente ha rifiutato. Non abbandonerebbe mai la libertà della Grande Città. Non per quel Paese. Non per i suoi vecchi. Non per una donna.
Quando vede la piccola Annamaria la invita ad uscire di lì. Avvolti e nascosti dal fumo varcano la porta inosservati. Solo Sara J li vede e storce il naso. Si intristisce. Questa volta la Sorella Maggiore le è sfuggita.
Due gocce di luce negli occhi di Annamaria. Sulla corriera di andata e di ritorno non guarda più nel corridoio centrale dell’abitacolo. Verso il basso. Il suo sguardo ora punta fuori, oltre i pendii, oltre il cielo di ovatta. Il sole si affaccia dalle nuvole. Sembra sorridere, delicatamente le accarezza. Sara J è preoccupata, soffre. La Sorella Maggiore non è più la stessa e questo è bene, ma potrebbe andarsene via e lasciarla col suo sguardo alle ortiche come un boomerang che torna indietro e la investe di un prurito insostenibile. Ha paura. Che non le voglia più bene. Forse non gliene ha mai voluto però le loro solitudini si sono fatte compagnia giorno dopo giorno anche nella repulsione reciproca.
Annamaria trascorre le giornate come sempre ma non le pesa più. Il Giovane Delinquente le ha promesso che la porterà via nella Grande Città per sempre. Prima però debbono amarsi un po’ di più, Annamaria non deve aver timore né del Padre né delle voci in Paese. Tanto presto lei e lui voleranno via.
Quando lui non c’è lei siede sulla panca alla fermata della corriera sul ciglio della strada. La Sorella Minore le chiede se abbia voglia di seguirla in Paese. Non le va. Le chiede cosa faccia lì ogni volta che può. Guarda le macchine passare. La Sorella Minore si incammina verso la piazzetta con passo rassegnato. Sa bene che il Giovane Delinquente non arriverà certo quel giorno, né tantomeno con la corriera. Sa anche che Annamaria sotto sotto ne é al corrente. Non capisce allora come abbia smesso di farle silenziosa compagnia in cambio di quello strano e noioso passatempo.
A casa il Padre non sospetta nulla. Da quando la mamma è morta, vive in una landa muta e desolata. Mamma è diventata pazza. Non tollerava più il Paese. Voleva scappare. Lui glielo ha impedito, era geloso, credeva che lei volesse fuggire da qualche amante. In Paese si vocifera. Ma lui farà vedere a tutti che lei ha espiato la sua colpa, che è una moglie irreprensibile. La mamma si è ammalata, lo sguardo alle ortiche ha ammorbato anche lei, come un boomerang spietato le si è scaraventato in volto ustionandole la pelle delicata e sensibile. Ha smesso di parlare. Di reagire. Il Padre l’ha portata nella Grande Città. Da un dottore. Lo Specialista gli ha consigliato un posto dove rinchiuderla, dove non avrebbe più creato fastidi. Il Padre a malincuore ha seguito i suoi consigli. Così non avrebbe disonorato la famiglia. Le figlie non avrebbero dovuto vergognarsi di una madre come quella. In Paese avrebbero smesso di vociferare. La Madre non avrebbe più visto il suo amante.
La Madre è morta dopo qualche anno. Si è spenta come una pianta che appassisce con lenta ed inesorabile agonia. Le due Sorelle non l’hanno più vista. Sanno che è morta per un brutto male alla testa. Da tempo ormai. I funerali papà li ha organizzati al Paese in grande stile. Almeno da morta doveva lasciare un’immagine degna di sé. I compaesani l’hanno pianta come una sorella amata. Lei da sottoterra li sta ancora maledicendo per la loro ottusità ed ipocrisia.
Il giovane Delinquente è tornato, non cerca Annamaria, non vuole destare sospetti nel Paese. Lo incontra Sara J per caso mentre gioca a pallone nella piazzetta con altre bambine. Lui la invita ad entrare in chiesa. Sara J arrossisce. È compiaciuta. Una volta nascosti nel confessionale le consegna un messaggio per la sorella. Un Appuntamento per lo stesso pomeriggio, alle quattro, nel Bosco vicino al Dirupo.
Sara J si fa strada attraverso gli arbusti appuntiti della boscaglia. Si riga i polpacci fini di sangue. Non sente nulla perché le importa solo di trovare la sorella. Finalmente raggiunge uno spiazzo nella vegetazione. Si nasconde dietro i rami gemmati di un albero. Aspetta. Annamaria segue il Giovane Delinquente che le fa strada sino alla radura. Si guardano. Annamaria attende inerme che lui agisca. Il Giovane le posa le mani sulle spalle e la invita a sdraiarsi. Poi con foga si abbassa i pantaloni e le lecca la pancia bianca dalla pelle trasparente. Le precauzioni se le sono dimenticate ma non importa, staranno attenti. Annamaria non sa cosa deve fare. Passiva ed immobile lascia che sia lui a decidere del suo corpo dalle morbidezze ancora premature. Lui le sfila le mutandine con brama ed impeto. Le entra dentro e viene. Annamaria guarda le punte degli alberi. La macchia di cielo azzurro sopra di lei. Gli occhi ruotano da ogni parte a disegnare con le linee dei rami e delle foglie delle figure immaginarie. Sara J piange. Scappa via giù per il Bosco non importa se gli arbusti ed i ramoscelli le scorticano i polpacci e gli occhi.
Annamaria è silenziosa ed assorta. Gli occhi stanchi ed arrossati. Lava i piatti della cena. Sara J non sa come dirglielo. Vuole avvertirla di stare attenta. Che il Giovane Delinquente non tornerà più. Vuole che la sorella non l’abbandoni. A marcire al Paese. Si infilano sotto le coperte. I due letti sono vicini. Sara J cerca il tono giusto. Non lo trova, è strozzata dall’emozione, dalla paura, dalla vergogna. Le esce una minaccia. Se Annamaria non smette di vederlo lei lo dirà a loro Padre. Deve stare attenta. La Sorella Maggiore non risponde. Le da le spalle e trattiene scosse di collera. Il suo stomaco è attaccato da spasmi violenti. Sara J è pentita ma non trova altro da dire. La sorella questa volta deve darle ascolto altrimenti saranno guai seri.
Annamaria cova rancore, ogni giorno di più. Quella maledetta sorella le ha ammorbato il destino. Il Giovane Delinquente è parecchio tempo che non si affaccia al Paese. Annamaria imprigiona la violenza. La Sorella Minore ha rimosso ogni cosa. Da quando ha presagito l’immediato futuro è più serena. Sa che il Giovane non tornerà. Non sa perché ma lei ha ereditato la sensibilità della Madre. Annamaria invece è un’illusa. Testarda come il Padre. Il suo sguardo si fa sempre più implacabile. Il padre non sa nulla. Non sospetta. Annamaria è sicura che il Giovane tornerà, un giorno lui le ha telefonato. Dalla Grande città. Voleva dei soldi in prestito, che lei li rubasse al Padre. Lei sa dove tiene i risparmi. Ma poi è caduta la linea. Non ha saputo più nulla di lui.
La corriera percorre scortese le curve. Senza più armonia. Il Conducente è stanco della solita strada di sempre. Ogni tanto modifica lo stile della guida. Oggi è disturbato dal clima. Il cielo gli sembra ottuso. Toglie il respiro a guardarlo. La velocità e le curve strette fendono l’aria e la iniettano nell’abitacolo umido, ricoperto di minuscole gocce. Come lacrime. Annamaria chiede di fermarsi presso il Bosco. Vicino al Dirupo. Sara J non capisce. Perché devono scendere ad una fermata prima del Paese. La Sorella Maggiore non le risponde. La precede e le da le spalle. Sara J la prega di aspettarla. Annamaria sembra non sentirla. Le fa pena quella sorella inutile e petulante. Non ha più voglia di occuparsene, tanto lei tra un po’ si trasferisce nella Grande Città. È stufa di doverne alleviare i dolori e le delusioni.
Sono sul ciglio del Dirupo. La Sorella Minore non capisce perché Annamaria la guardi così. Gli occhi strani. Gelati. Impietosi. Non capisce che cosa le passi per la testa. La Sorella Maggiore non esita un istante e poi giù. Un salto nel vuoto. Il cranio frantumato sulle rocce. Mille schegge.
Annamaria entra in Paese. Al comando di polizia denuncia l’incidente. La Sorella Minore si è sporta troppo. Per gioco. Tutto al Paese avviene per gioco. Il Padre la raggiunge. Per la figlia pensa ad un funerale in grande stile. Come per la Madre. Si festeggia una volta sola nella vita.
Annamaria sta ancora aspettando il Giovane Delinquente. Al Paese si vocifera su loro due. La polizia ha letto il diario di Sara J. Il Padre è venuto a sapere del loro legame e l’ha minacciata. Di ucciderla. È ancora troppo giovane e poi lui è un poco di buono. Lei si sposerà con qualcun altro di sua scelta.
Al Paese si vocifera anche su un’altra ragazza. Al Bar una volta Annamaria ha sentito che la madre del giovane alla cassa ne confabulava con un’amica. Il delinquente del figlio ha messo incinta una giovane della Grande Città. Ora gli tocca sposarla. Poi tornerà al Paese. Prenderà il Bar in gestione. Come vuole il Padre. Gli lasceranno l’appartamento sopra il loro. È piccolo ma accogliente.
Annamaria prepara la cena del Padre. La sera va a letto in anticipo. Ha lavato le stoviglie in fretta. La giornata di domani necessita di lungo riposo.
La corriera oggi è rilassante come una placida altalena. Il sole affaccia ogni tanto i suoi sadici raggi. Indifferente. Annamaria chiede di fermarsi al Bosco. Vicino al Dirupo.