La mia ballata
Inviato da:
Federica (---.ip.fastwebnet.it)
Data: martedì, 09 gennaio 2007 - 15:56
“Non dimenticherò mai quell’estate. Furono tre mesi...” un sospiro “I miei genitori mi avevano negato il permesso di andare in villeggiatura con la mia compagnia di classe e mi avevano affidato alle cure di zia Luisa. Una bella signora imbellettata con delle velleità artistiche. Un’eccentrica, dicevano. Abitava in un paesino di campagna, mentre io… avevo sedici anni e sognavo di andare al mare…” la donna in poltrona fa una pausa, lo sguardo perso nel vuoto. Poi si riscuote. La ragazzina seduta ai suoi piedi la guarda con gli occhi sgranati. Sorride. “sai all’epoca… molte cose erano differenti. Le mie compagne andavano con i genitori in posti alla moda. La mia amica, Carla, mi aveva invitato ad andare a Biarritz. Sale da the, rinfreschi, forse addirittura un ricevimento. Ma secondo i miei genitori ero troppo giovane. Così mi avevano relegata dalla zia Luisa. Mi annoiavo terribilmente. Non c’era niente da fare e le ore passavano con una lentezza esasperante. La zia aveva tentato di insegnarmi a dipingere, la sua passione. Le sue nature morte erano disseminate per tutta la casa. Io non sono affatto portata per il disegno, invece. Così… Finché un giorno la zia non tornò dal suo giro di visite in paese e mi disse che avrei preso lezioni di piano. Aveva conosciuto da una sua amica un giovane insegnante di un esclusivo collegio in Svizzera, rientrato in patria per un periodo di riposo. Io sapevo già strimpellare, ma la zia era certa che dentro di me vivesse l’anima dell’artista e che dovevo solo esternare il mio talento. L’indomani nel pomeriggio avrei avuto la mia prima lezione estiva di pianoforte.” Ancora una volta l’anziana signora si interrompe e chiude gli occhi. Resta immobile per diversi minuti, al punto che la ragazzina si alza lentamente per non disturbare il suo riposo. Ma la donna riprende “Quel pomeriggio era davvero caldo ed io aspettavo l’ora della lezione seduta accanto alla finestra della mia camera. Vidi un ragazzo entrare nel giardino in bicicletta, lasciarla sotto il portico e bussare. Non gli dedicai un secondo sguardo, pensando che si trattasse di un fattorino. Invece poco dopo la zia venne a chiamarmi e me lo ritrovai davanti nel salottino. Ricordo di aver pensato che non sembrava così giovane come avevo creduto. Aveva un ciuffo che gli cadeva sugli occhi. Lo riavviava con le sue belle mani. Le dita lunghe, le unghie perfettamente curate”. La ragazzina trattiene il respiro, spera intensamente che la nonna, persa nelle sue memorie di gioventù, non si ricordi della lezione di pianoforte di quel pomeriggio. Sembra così strana la nonna, pensa ancora. Le racconta questa storia, ma ha l’impressione che a tratti si dimentichi della sua presenza e la racconti solo a se stessa. Non dice una parola ed aspetta pazientemente che riprenda a parlare. “Iniziai ad attendere con impazienza le sue visite. Veniva quasi ogni giorno. Mi affacciavo alla finestra nella speranza di vederlo arrivare in bici e, al contempo, mi rifacevo le trecce e mi pizzicavo le guance per cercare di sembrare più colorita. Sai, mi hanno sempre detto che sono delicata e non potevo prendere il sole. Durante la lezione, la zia Luisa rimaneva nel salotto a ricamare e, credo, ogni tanto si assopisse. Non si accorse, infatti, della prima volta che lui mi trattenne la mano fra le sue. Io subito la levai. Emozionata ed impaurita rivissi quel momento mille volte, nell’attesa del giorno seguente. E di quello dopo ancora. Lo sognavo di giorno ad occhi aperti e di notte prima di addormentarmi. Pensavo ai suoi occhi dolci, alle sue mani delicate che volavano sui tasti del pianoforte, agli sguardi intensi che mi rivolgeva.” “Ma nonna ti ha mai detto che ti amava?” La donna si riscuote e guarda la ragazzina: gli occhi spalancati e attenti sul visino minuto. La storia che solo qualche minuto prima l’annoiava, ora ha catturato la sua attenzione. “Vedi, cara” risponde con calma, misurando le parole “non poteva, naturalmente. Non davanti alla zia Luisa. Il nostro amore era fatto di sguardi e di sospiri. Una volta mi portò un fiore. Lo nascose nelle partiture che mi portava per farmi esercitare. Lo misi nel mio diario. Lo guardavo mille volte al giorno. E poi…” la ragazzina fissa impaziente la nonna che sembra lontanissima, persa nei suoi pensieri. Spera che non si interrompa proprio ora, ora che vuole sapere come sia andata a finire. Ha visto una foto d’epoca della nonna: una giovane donna alta, con un buffo cappello, i capelli raccolti ed uno strano sorriso triste. Al braccio di un uomo con i baffi e la divisa: il nonno nel giorno del matrimonio.
“E poi un giorno non venne più” la voce trema ed esita, un sospiro impercettibile “un giorno, semplicemente, non vidi arrivare lui in bicicletta, ma una signora in sovrappeso” lancia un’occhiata leggermente divertita alla piccola “che odorava un po’ di cavolo bollito. Non chiesi spiegazioni, non dissi niente. Piansi a lungo nella mia camera, in solitudine, ripensando ai momenti passati accanto a lui. Ed aspettavo, seduta alla finestra, che lui tornasse.” La ragazzina apre la bocca per chiedere spiegazioni, replicare, forse protestare, ma il sorriso dolce e triste, lo stesso della foto, la ferma. “Una sola cosa alleviava la mia tristezza ed era” la nonna allunga una mano verso un tavolino accanto alla sua poltrona e afferra dei fogli ingialliti, sgualciti e glieli porge “suonare questo pezzo. Suonalo per me, cara.” Legge l’appunto a matita sopra la partitura “Ballade pour Bianca Maria” e guarda la nonna con una domanda negli occhi. “sì certo, la scrisse per me e me la donò. Come per il fiore, la trovai nascosta fra gli esercizi e la conservai come la cosa più preziosa. Oggi la regalo a te, perché tu possa imparare a suonarla. Io, comunque, la conosco a memoria”
La ragazzina si accosta con timore e riverenza al pianoforte, si siede e lentamente inizia a suonare. L’anziana signora chiude gli occhi: le note danzano allegre per la stanza e il trasporto con cui la ragazzina interpreta il brano dona nuova freschezza al brano amato e cancella gli amari ricordi di un giorno lontano quando una ragazzina di sedici anni incontrò il suo primo amore all’uscita dalla funzione domenicale al braccio della sua bella e giovane moglie, appena arrivata dalla Svizzera.