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racconto: l'ultima ora
Inviato da: dario (194.196.149.---)
Data: lunedì, 22 maggio 2006 - 10:05

L’ULTIMA ORA

Scusatemi di disturbare. Di solito suono fisarmonica in vostro metro di Milano. Sono quello che voi cercate di non guardare in occhi. Qualcuno fissa pubblicità di corso di inglese, altri scarpe di persone in piedi, altri ancora guarda fuori da finestra per vedere in che fermata si trova metro. Ma io suonare bene fisarmonica e stessi che prima guardare corso di inglese, e scarpe e fermata poi muovere piede su e giù e allora me venire da sorridere. Pochi danno me soldi per musica e io capisco, se io in miei viaggi volere musica accendere radio. Ma voi anche capire me. Io amare musica e non avere lavoro e fin da piccolo vissuto così, chiedendo soldi per mia musica a gente che muove piede. Io adesso non posso suonare musica in metro. Io adesso stare per finire mia vita. Ma prima scrivo questo racconto. Mio figlio letto di concorso in edicola e detto papà scrivi racconto che tu sei bravo con storie. A me piacere di raccontare storie, la sera a mia famiglia e miei amici. Quando mia storia bella io vedo in occhi di persone. E’ come se occhio battesse piede. A me piacere di scrivere questo racconto anche perché voi non costretti ad evitare mio sguardo. Strana cosa sguardo. Sguardo è come corda che lega persone, anche per solo piccolo momento. E nessuno vuole essere legato con uomo che suona fisarmonica. Mio figlio non sa che io stare morendo. Io detto lui che mia musica è quasi finita e lui ha risposto che mia musica è stessa che suona lui e che quindi mia musica mai finire. Mio figlio bravo con fisarmonica e anche con parole. Ma quando tempi duri per avvocati e impiegati e gente che non ha più suo lavoro, immaginate quanto duri per chi suona fisarmonica. Io credo che lavoro è come canzone. Ci deve essere anche pause tra nota e altra nota. Così vedo che adesso pausa ma presto arrivare nota. E piano piano musica ricomincia e gente avrà ancora suo lavoro. Io non credo mai di vincere concorso con questa storia. Troppo poco spazio per scrivere tutta. Anche in metro poco tempo per suonare bella canzone. Fermata arriva troppo presto. Però mia storia è bella storia. Mia vita è bella vita. Con miei amici a suonare fisarmonica. E mia moglie che non importa se siamo poveri. Io dico che presto divento ricco e lei ride forte. Io dico stessa cosa da 52 anni e da 52 anni lei ride forte. Solo adesso non ride perché io malato. Per questo io scrive voi racconto. Per dire di guardare in occhi chi suona fisarmonica. Di guardare in occhi donne zingare che allungano mano. Non fa niente se non date soldi. Ma guardate in occhi. Saranno forse occhi di mia moglie. Voi non sapete quanto io vorrei guardare ancora. Fate questo per me.
In mio furgone adesso fare freddo. E’ tutta vita che vivo in furgone. Ma adesso freddo diventato più freddo. Guardo fuori da finestrino. Qui, su prato di tangenziale ovest. Ma non vedo tangenziale ora. Vedo stazione di metro. Ciao amici. E’ arrivata mia fermata.

RE: racconto: l'ultima ora
Inviato da: Giusaetta (---.pool8711.interbusiness.it)
Data: martedì, 23 maggio 2006 - 14:31

io dice che tua è verità grande. io leggeva tua storia e ancora non aveva finito di leggere e già pensava di dirti: io sono una che quando tu suona muove piede, e guarda te, e sorride. e quando io sorride mio sorriso dice: grazie. ma non dà soldi mai. a me sembrare tanto stupido mettere mano in borsa e tirere fuori 20 centesimi, e allora io vergogna, e sorride, e basta. mia madre dice che non deve guardare zingari, perchè loro fa strani pensieri se io guarda e sorride, che sono persona ingenua, ragazza stupida, dice, anche. forse ha ragione, visto che ti ho scritto in questo italiano approssimativo solo per drti che mi sento come te.
complimenti, pietro! è una bella scelta quella di far parlare un musicante, uno dei tanti invisibili dei metrò... scrivere un racconto di una storia che nasce e cresce nella metro, e che dalla metro sarebbe dovuta partire. e questo italiano sgrammaticato è uno dei pochi che potrei ritenere giustificato in un concorso letterario. ma lungi da me la polemica



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