Spaccio
Inviato da: natabalzana (---.pool870.interbusiness.it)
Data: venerdì, 05 maggio 2006 - 10:22
Ciao gente della più vasta risma.
Vi mando anch'io una cosa, così, senza pensare (che se ci penso ci ripenso).
Spaccio
Non sono mai stato uno stinco di santo.
Però quando è troppo…
Volevano darle anche davanti alle scuole, venderle ai ragazzini!
Io lo faccio per fame questo mestiere, e mi fa schifo, e faccio finta di non pensare agli effetti che quella roba, quella schifezza, provoca alla mente della gente, gente adulta che frequenta gli stessi ambienti loschi che da un po’ di tempo frequento anch’io.
Non è per giustificarmi, ma quella gente a volte mi fa più schifo di questa roba immonda, che vendo ma non prenderei mai: fossi matto!
Comunque, volevano venderla anche ai ragazzini e allora io ho detto:
- Ma @!#$ puttana! Che vi dice la testa? La pula ci sgama dopo due minuti, oppure i genitori ci si mettono alle calcagna e non ne usciamo più.
Volevo sembrare forte e cazzuto.
- Ma che genitori? I ragazzini di adesso sono soli, non ce li hanno più dei genitori! Io ti dico che si può fare, e anche facile - mi dice il mio compagno, quello che, non so per idea di che boss del cazzo, si è messo in testa di fare il grande salto, che questa è l’occasione per mostrare a “loro” quanto vale, e che comunque i ragazzini “bene” con paghette stratosferiche sono il vero business, altro che qualche stronzo sfigato nei night club!
Bè, ‘fanculo, io non ci sto.
- @!#$ vacca! - esclamo, - Ma che cazzo t’è presa questa cosa dei ragazzini? Io t’avverto, se vuoi mandarla in porto io mi chiamo fuori, e noi non ci siamo mai conosciuti.
Lui mi guarda in cagnesco, e forse ha un po’ paura, questa non se l’aspettava, ma poi si dà un contegno.
- Se hai fifa non me ne frega niente. Fai quello che cazzo ti pare, che alla fine a me mi fai pure un piacere, che i soldi me li prendo tutti io.
Io tiro un sospiro di sollievo, anche se da domani sarò di nuovo disoccupato.
- D’accordo allora, - dico, - io non gioco più. Ti saluto - e mi avvio per la mia strada, con l’anima un po’ più leggera. Lui dice:
- Bene -, ma è poco convinto, e poi mi urla dietro un “vaffanculo” distaccato, per darsi forza, di rito.
Non sono mai stato uno stinco di santo.
Ma quando una ragazzina di diciotto anni si butta dalla finestra perché ha il cervello flippato, fritto, bruciato, e si frantuma in mille frammenti di dolore, però non muore, e tentano di rimetterla insieme, e però mi sa che non ci riusciranno mai bene del tutto, allora mi incazzo anch’io, e parecchio pure, con chi le ha dato la roba, che è un assassino, con i suoi genitori, che allora è vero che non esistono, e soprattutto con me stesso, che potevo per una volta fare l’eroe, cazzo, e parlare, anche a costo della pellaccia, che tanto il mondo non ci avrebbe perso un granché, e anzi l’indice di disoccupazione sarebbe pure calato: uno a spasso di meno.
Leggo la notizia sul giornale e la rabbia mi sale in gola e mi impedisce di respirare.
Diciott’anni cazzo! A quell’età dovrebbero perdere la testa solo dietro a qualche ragazzo, o a belle fantasie, o ai sogni. Non dovrebbero avere già la mente inquinata dalla @!#$ che intasa questo mondaccio infame.
Diciott’anni, e la vita ed il corpo spezzati, per sempre.
La mia rabbia si sfoga con un pugno poderoso sul tavolo, che fa tremare tutto per qualche secondo.
Il mio dolore si condensa in una singola lacrima, che lascio scendere lungo la guancia, a perdersi nell’intrico labirintico della barba.
Una sola lacrima, per me e per lei.